L’Ascensione
Il crinale che segna la differenza non è fra Gesù risorto o asceso, ma fra Gesù prima e dopo la resurrezione.
Il Gesù “prima”, quello che ha passeggiato lungo le verdi colline di Galilea, che ha predicato a Gerusalemme, che vi è morto, è lo stesso Cristo risorto che sempre i discepoli hanno incontrato e che professano risorto. Da questo punto di vista il tempo pasquale mette insieme la resurrezione, l’ascensione e la pentecoste come il tempo del risorto, il tempo in cui riconosciamo Gesù come il Signore delle nostre vite, il tempo in cui possiamo accedere a Dio in maniera diversa, perché ora, in Dio, c’è il corpo trasfigurato di un uomo. Ma è anche il fragile tempo della Chiesa, di noi discepoli che professiamo la nostra fede, attendendo che egli torni nella gloria. Tutto questo festeggiamo oggi, nella gioia di sapere che Gesù è il per sempre presente ed è la festa della moltiplicazione e della estensione dell’amore di Cristo. Ognuno di noi può dire, nella fede, a ragione: io ho incontrato Cristo, perché egli non è più ristretto e costretto in un luogo, ma presente in ogni luogo e in ogni tempo, è il raggiungibile. Lo stesso Cristo che ha camminato con i piedi impolverati duemila anni fa, lo stesso Cristo riconosciuto presente nella comunità primitiva, lo possiamo incontrare nella fede e, ancora oggi, milioni di uomini e donne dicono di averlo conosciuto.
Possiamo dire ancora di più. Ora in Dio c’è un uomo. Nella pienezza di assoluto che è l’infinito Dio, c’è il volto ben definito di un uomo: Gesù di Nazareth. È come se, ora, Dio ne sapesse di più, come se Dio avesse imparato anche ad essere uomo, nessuno può più dire: “Dio non conosce la mia sofferenza” oppure: “Che c’entra Dio con la mia vita?”. Dio sa. L’Ascensione è come una cerniera nella storia di Gesù e degli apostoli: segna il passaggio da un prima a un dopo cui gli apostoli dovranno abituarsi: Gesù scompare alla loro vista sensibile, torna al Padre pur promettendo una presenza reale. Gli apostoli, è comprensibile, faticheranno ad abituarsi a questa nuova situazione. Gli apostoli sono invitati, dopo avere seguito Gesù nella crocifissione e nella resurrezione, a seguirlo anche nell’ascensione, a diventare testimoni del risorto. L’ascensione segna l’inizio della Chiesa, di questa Chiesa, fatta di uomini fragili e innamorati del vangelo, che dubitano e non capiscono, che portano con fatica l’immensa responsabilità dell’annuncio del Regno. Con l’ascensione l’umanità entra definitivamente in Dio. E l’uomo entra definitivamente nell’amicizia con Dio. A noi è affidato l’annuncio del Regno, la costruzione di un mondo nuovo. Dio ci rende degni, capaci di tanto impegno, di guarire ogni malattia e dolore interiore, di cacciare i demoni e le ombre delle nostre paure, di creare luoghi di nuova umanità in un mondo lacerato e sanguinante. Dio impara ad essere uomo. L’uomo impara a comportarsi come Dio. Essere ascesi con Cristo, significa anzitutto seguire l’invito di Gesù a predicare il Vangelo fino ai confini della terra. Gesù è presente per sempre in mezzo a noi; a noi, ora, di riconoscerlo presente nel mondo. Uno sguardo da “asceso” riconosce i prodigi di Dio nelle culture e nelle situazioni, abbatte gli steccati, riconosce una presenza salvifica in ogni tentativo dell’uomo nel riconoscere i segni della presenza di Dio. Vivere da “ascesi” significa renderci conto che la nostra meta è una pienezza che trascende, che supera (e di molto) la nostra attuale esperienza di vita. Essere orientati a un destino più grande, che va oltre, che ci attende, significa leggere con molto realismo la nostra quotidianità come un “già e non ancora”: sin d’ora viviamo la presenza di Dio, ma aspettiamo che questa presenza fiorisca nel nostro cuore. Ma come è possibile incontrare Gesù presente? Il racconto di Marco è esplicito: riconosciamo Gesù nei prodigi, nei gesti, che accompagnano la predicazione degli apostoli.
Come a dire: “Io sono presente, per sempre. Leggi i segni della mia presenza, interpretali, guarda con lo sguardo interiore e riconoscimi nelle cose, negli avvenimenti, nella storia della tua vita”. L’ascensione segna l’inizio della Chiesa, la nascita della comunità come luogo dove dimora il risorto. Ve ne do atto: è molto più evidente notare l’assenza del Maestro nei nostri gesti piuttosto che la presenza, ma mi fido. Mi fido: vedendo la tenerezza e l’amore di una catechista, la generosità di un educatore, la presenza discreta accanto al letto di un ammalato io vedo Gesù Risorto asceso, e ne invoco il ritorno, ne accellero la venuta.
Dio è presente, per sempre, è il nostro sguardo a dover guarire, a doversi – finalmente – convertire alla gioia.
Perciò, ora, necessitiamo del dono dello Spirito: per vedere.
Quaresima 2012
In questa quaresima ci accompagneranno sei giare, una per domenica, che saremo invitati a riempire idealmente con l’acqua della nostra umanità: penserà Lui a trasformarla in vino buono!
Carissimi fratelli e sorelle …
I Domenica (Mc 1,12-15)
II Domenica (Mc 9,2-10)
III Domenica (Gv 2,13-25)
IV Domenica (Gv 3,14-21)
V Domenica (Gv 12,20-33)
Domenica delle Palme
Pasqua di Resurrezione
Seconda Domenica di Pasqua
Quinta Domenica di Pasqua
Sesta Domenica di Pasqua