E’ sempre la scorsa pasqua che rivive. Già, non potendo anticipare quella che verrà, condivido le parole che raccontano la mia ultima risurrezione.


“Nel “desiderio del cielo” il sabato santo inizia la “madre di tutte le veglie,” la notte più santa di tutte, sotto le stelle che splendono nel cielo di Dio! E anche quest’anno sono a far Pasqua circondato dalle donne, tutte di ugual colore vestite, in quell’azzurro che richiama il cielo e coperte in un velo leggero che sarebbe bello svolazzasse un po’ di più per raccontare di ali e di voli.

Tutti lì, attorno al fuoco che arde nella sua brace, ma che per chissà quale gioco del destino lo stoppino sembra non adempiere la sua vocazione e prendere casa nel cero pasquale. Attendiamo…forse in quell’istante tutta l’attesa della mia risurrezione nel…fuoco! Ma “La luce del Cristo che risorge glorioso” fa sempre fatica a disperdere “le tenebre del cuore e dello spirito”. E ci credo! Quel cero è Cristo, e ogni stilo che nel cero si infigge è segno delle sue piaghe, per mezzo delle quali le nostre sono guarite. Ma come si fa ad esser pronti a risorgere? E un cero che continua a spegnersi, che fa poi pure un capitombolo al canto dell’exultet, che dice, che mi dice?

Felice colpa abbiamo poi gridato nell’annunzio pasquale: l’unica nostra consolazione che ci ha meritato un così grande Salvatore! Noi che siamo stati creati a sua immagine, e che a detta di Dio è stata e sarà sempre cosa molto buona; noi che in Abramo abbiamo imparato che ogni morte è da ripudiare come la morte di un figlio; noi che nel nostro personale esodo abbiamo l’angelo di Dio che ci fa camminare sull’asciutto ed è sempre pronto a proteggerci da ogni avversità; noi che se anche per un breve istante ci sentiamo abbandonati, Lui ci riprende con immenso amore e giura di non più adirarsi con alcuno; noi che, assetati, siamo invitati a comprare gratis direttamente alla Sua bottega vino e latte, l’unica a saziare la sete della vita; noi che ogni giorno dobbiamo imparare dov’è la luce degli occhi e la pace, cioè nelle stelle che brillano di gioia quando si sentono chiamate per nome da Dio; noi che abbiamo un Dio che continua a fidarsi di noi e che ha il coraggio di annunciare al mondo che mostrerà la sua santità in noi, regalandoci un cuore nuovo, un cuore di carne.

Ecco che nelle pagine dell’Antico Testamento ci siamo preparati a celebrare il mistero pasquale, comprendendo l’opera dell’amore di Dio per noi. Forse le stesse parole che avranno fatto arroventare il cuore dei due di Emmaus la sera di quello stesso giorno, quando si sono trovati a camminare accanto a Gesù, senza saperlo, e da lui inondati delle parole dei profeti. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Ma se anche quelle donne innamorate non hanno creduto alle sue parole, chi spenderebbe oggi un centesimo per scommettere sulla nostra fede nel Risorto? Com’è difficile predicare! Nel cuore della notte poi, che anche se è la Pasqua sempre notte è! Com’è complicato infuocare le viscere di chi pende dalle tue labbra e si mette in ascolto delle tue parole ritenendole importanti come quelle di Dio! Che si deve dire a Pasqua, qual è l’annuncio che ogni sacerdote dovrebbe tentar di biascicare per provare a colmare di stupore, di gioia, di pace, per rompere il torpore nel quale la quotidianità ci trascina? Il celebrante della mia veglia non ce l’ha fatta, ma proprio per niente! Sarò io che mi aspetto parole che vanno dritte in pancia e che se vanno da altre parti…si perdono nel nulla. Sarà…ma se non si parla d’amore, di che si parla quando si parla di Dio?

Questa notte il cielo risorgendo ha portato un’infinità di grigio: che il BuonDio abbia deciso in questa Pasqua romana di intervenire direttamente con la sua benedizione per purificare ancora le nostre parole e i nostri pensieri? Che si sia accorto che il cuore è rimasto vecchio, che siamo fermi ancora nelle nostre beghe di quartiere, che se non ci mettiamo ad amare i nostri “nemici” tutto ciò da Lui compiuto è vano? Ed ecco, infine, uno dei tanti annunci di Pasqua che il BuonDio mi ha regalato: la radio canta con la voce di Tozzi: “Entra odio ed esce amore…”

L’eternità è il miracolo della prima volta che si ripete sempre. L’eternità è non abituarsi. (Ermes Ronchi)

 

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Recupero ex refettorio monastico

Finalmente! Il 29 maggio 2009 abbiamo inaugurato il nostro ex-refettorio monastico sottrattoci 106 anni fa dagli Ospedali Riuniti in seguito alle leggi di soppressione.

La nostra giornata

La nostra sororità è attualmente composta da 13 sorelle professe che hanno scelto di fare della loro vita un perenne canto di lode a te, Amante immensamente Amato.

Maria Lorenza Longo

Fondatrice dell’ospedale Incurabili e dell’Ordine delle Monache Clarisse Cappuccine. Una donna sposata con figli, laica consacrata ed infine una monaca.