Finalmente!

Il 29 maggio 2009 abbiamo inaugurato il nostro ex-refettorio monastico sottrattoci 106 anni fa dagli Ospedali Riuniti in seguito alle leggi di soppressione.

La storia che accompagna quest’evento così desiderato è complessa ma altrettanto lunga e costante la fedeltà di Dio alle sue promesse.

Nato con desiderio da parte dell’Assessore ai grandi eventi del comune di Napoli, Valeria Valente, di situare nel nostro refettorio  un incontro con l’on.le Sergio Zavoli sulla Clausura, (poi saltato), l’evento si è successivamente incanalato in un necessario momento di inaugurazione che ha visto presenti quasi tutti i protagonisti di questa incredibile storia.

Dopo concitati preparativi, supervisionati dal nostro insostituibile e indispensabile Francesco Galluccio, visto che l’ex-refettorio era completato sì nei lavori ma non nell’allestimento, il 29 mattina alle 10.00 eravamo pronte per accogliere tale  evento.

Dopo un breve tempo di attesa nel rinnovato ingresso del Monastero in Via Luciano Armanni, alle 10,30 all’arrivo del presidente della regione Antonio Bassolino, si è dato inizio all’inaugurazione.

Trattandosi di un luogo santo è stato necessario un momento liturgico di benedizione.

Il Ministro Provinciale dei frati cappuccini P. Leonardo Izzo, coadiuvato da P. Giacinto De Luca, confessore delle monache e P. Leonardo Francese, guardiano di sant’Eframo, ha animato un breve rito tratto dal benedizionale romano ricordando, nelle letture e nelle preghiere, che questi luoghi costruiti come luogo santo,  oggi venivano restituiti alla loro antica bellezza e alla nuova funzione di luoghi di accoglienza spirituali e culturali.

Con un momento di grande intensità emotiva sulla soglia del refettorio il Presidente Bassolino ha tagliato il nastro ed è stato accolto, con la numerosa folla, dalla Madre Abbadessa Sr. Rosa Lupoli e dall’intera sororità delle monache cappuccine con il canone di Taizè: “Jubilate Coeli, jubilate mundi!”

Dopo i saluti personali del Presidente a ciascuna sorella della sonorità, eccezionalmente presente, (anche se eravamo sempre nell’ambito della clausura) ha preso la parola l’Assessore Gioia Rispoli che ha salutato i convenuti da parte del sindaco e dell’assessore Valente, impedite da vari motivi, annunziando la mancata partecipazione dell’on.le Zavoli.

Quasi subito, invertendo l’ordine proposto nell’invito, ha dato la parola al soprintendente arch. Stefano Gizzi che ha illustrato brevemente i criteri sottostanti al progetto di ricostruzione.

Egli ha ricordato infatti che all’inizio le teorie  sulla ricostruzione erano due: restauro filologico con le volte in tufo e oppure restauro moderno con travatura in legno.

Ha prevalso la prima ipotesi, la più costosa, che ha visto la ricostruzione inusuale ai giorni nostri delle volte sia del refettorio che delle cantine sottostanti con tecniche precise e puntuali possibili da vedersi dalla struttura in legno e ferro lasciata in evidenza nel foyer del refettorio.

La parola è passata alla madre Rosa, che ha ripercorso rileggendo in chiave teologica le grandi opere che il Signore ha compiuto in questi 106 anni, ma soprattutto negli ultimi 25 che sono stati determinanti per il recupero ed il restauro di tale parte del monastero.

L’intento della Madre abbadessa è stato quello di sottolineare, attraverso la citazione puntuale di date, eventi e persone, l’imperscrutabile opera del Signore, che ha voluto servirsi di mediazioni umane per realizzare il suo disegno. L’applauso ricevuto alla fine ha confermato che ciascuno degli involontari protagonisti di questa bella storia, si è sentito toccare il cuore al pensiero di essere stato prescelto dal Signore per compiere una sua opera.

Visibilmente emozionato e commosso anche il presidente Antonio Bassolino che ha preso subito dopo di lei la parola.

Lui, che tanta parte ha avuto nel buon esito di questo lieto evento, ha ribadito il legame suo e della moglie Annamaria con la nostra comunità, che ormai dura da 10 anni ed ha espresso belle parole sul progetto di carità della Madre Lorenza Longo nel 500 che tanto ha dato alla città di Napoli attraverso gli Incurabili ed il monastero!

Ha  auspicato, che questo luogo possa essere restituito alla città, conservando il suo carattere eminentemente religioso e spirituale. Infine, ha affermato pubblicamente che s’impegnerà perché il lavoro, cioè la costruzione del chiostro, possa essere completato con i fondi europei per il prossimo parco archeologico previsto per il centro storico di Napoli.

Subito dopo il presidente si è allontanato per altri impegni e ha preso la parola l’arch. Marisa Margiotta, elaboratrice del progetto iniziale e poi direttrice dei lavori che invece ha preferito soffermarsi sulla sacralità di un luogo come quello di un monastero di clausura e soprattutto sulla funzione del chiostro rovinosamente deturpato con la distruzione di ⅔ di esso.

Ha precisato che il recupero di questa parte  consentirà, nel prossimo futuro, il legame inscindibile tra la forma, il volume e i contenuti simbolici dell’architettura monastica cappuccina.

Si è augurata che il progetto iniziato con un gruppo di amici sia portato a compimento soprattutto con il reimpianto dell’agrumeto antico nelle aiuole del chiostro e la sistemazione del giardino della Venerabile.

Infine è stata data la parola alla Responsabile Unico del Procedimento  dott.ssa Nicoletta Ricciardelli che ha invece approfondito le evoluzioni che il progetto ha subito lungo il cammino in seguito anche a difficoltà non evidenti all’inizio. Su tutto ha prevalso il criterio di ricostruzione filologica non tenendo conto dei successivi sviluppi della costruzione sulle rovine del monastero del dispensario De Giaxa negli anni ‘30. Infatti è stato usato materiale di tufo scelto al posto del cemento armato che si è rivelato dannoso per gli edifici storici.

Ha auspicato anche lei il proseguimento dei lavori sottolineando che le catene presenti nel refettorio potrebbero andare via con la costruzione delle arcate del chiostro che sosterebbe le spinte delle volte.

L’assessore Rispoli ha ripreso la parola e ha concluso gli interventi  ringraziando tutti e la madre Rosa, quasi rubando il microfono,  ha rivelato che i legami intessuti con le tante persone che hanno collaborato a questo intervento, continuano in maniera  sotterranea e privata a testimonianza che le cose che nascono in Dio sono eterne e per sempre.

I dolcetti fatti a mano, immancabilmente presenti alle nostre feste, hanno rifocillato i numerosi presenti ai quali abbiamo dato appuntamento alla prossima inaugurazione del chiostro.

A gloria  lode di Dio

 

                                              Le sorelle del proto monastero di Napoli

Vedi le foto