L’Anno C, che oggi la Chiesa ci fa iniziare, ci propone la lettura del Vangelo di Luca, che delinea un cammino che va da un’attenzione alla venuta escatologica, degli ultimi tempi, e porta a riconoscere la venuta della salvezza di Dio nel “frutto del grembo” di Maria.

Su ogni candela, che rappresenta la settimana, vi è un’immagine tratta dalla Liturgia della Parola. Il “filo rosso” che avvolge ed è presente in tutte e quattro le candele rende visibile il cammino unitario che ci conduce all’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo. È il Signore stesso che ci prende per mano e ci conduce a entrare nel Suo mistero, nella Sua Rivelazione. La presenza di Dio in mezzo a noi è resa con l’utilizzo di questo “filo rosso” che intercetta le varie scene settimanali. La sua presenza è nelle vicende della nostra storia, è anche l’incontro della nostra umanità con la Sua divinità; è incontro che giunge ad abbracciare noi. Il “filo rosso” è far venire fuori in questo tempo forte, tempo di grazia la forza di camminare incontro al Signore che viene!

 – Nella prima domenica di Avvento, l’evangelista Luca ci invita ad alzare lo sguardo e a coltivare la speranza in Dio, oltrepassando i tumulti degli sconvolgimenti climatici e l’angoscia per il futuro, che spinge
a rinchiudersi in se stessi.

Dalla terra si innalza lo sguardo: è ritratto il mondo, l’Uomo con lo sguardo teso verso l’alto e simbolicamente delle braccia che dal mondo si alzano in preghiera. Sono due le figure umane rappresentate e con tecniche diverse: a sottolineare la ricchezza e la diversità dell’Uomo che è chiamato a “sollevare la testa” e a leggere i segni del tempo. Il firmamento è suddiviso in due aree: la prima al di sopra con il buio della notte e al di sotto del filo rosso l’azzurro del cielo diurno.  Nel tempo presente siamo chiamati a “rendere saldi e irreprensibili i nostri cuori nella santità” (1Ts 3,13), come ci suggerisce San Paolo nella seconda lettura di questa Domenica, a essere forti nel tempo che ci è donato.

 – Nella seconda domenica di Avvento, dopo averci immesso nel contesto storico-politico del tempo, Luca rilancia il messaggio di conversione proclamato da Giovanni Battista.

Un cuore dilatato cattura la nostra attenzione.
È a partire dal cuore dell’Uomo che è possibile l’incontro con il Veniente. Il cuore al centro è dorato, volendo esprimere la presenza del Signore, il germe divino che è nelle profondità di ciascuno di noi. “Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre” (Bar 5,1). Come suggerisce il profeta Baruc nella prima lettura, il cuore che accoglie la dinamica della conversione viene rivestito dalla gloria che viene da Dio, motivo per cui il cuore è rosso per dire l’umanità piena di passione, blu per dire la presenza del germe divino che fiorisce in noi e rosa per esprimere la fragilità umana che viene accolta da Dio.

 – In questa terza domenica di Avvento, Luca dipinge una serie di incontri con Giovanni il Battista: varie categorie di persone si accostano a lui per trovare risposte e orientamento al loro desiderio di conversione.

Il Signore che viene in mezzo a noi è illustrato dalla sua presenza fisica nella nostra storia, nel tempo e nello spazio: vi è il tracciato di una città, verosimilmente prendendo spunto dal tracciato della Napoli Antica. E’ l’invito che risuona forte nel profeta Sofonia: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente” (Sof 3,16-17), e ancora nel Salmo tratto dal profeta Isaia: “Canta ed esulta, tu che abiti in Sion, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele” (Is 12,6). Al centro è collocato un punto focale, un punto di convergenza che riceve e da cui irradia vita e luce. Il fascio di luce e fuoco che viene dall’alto è proprio la plastificazione di ciò che proclama Giovanni Battista: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16). Egli è in mezzo a noi, nella nostra città e viene per donarci la gioia, per riconoscere le grandi opere nella nostra storia poiché “mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza” (Is 12,2).

 – La quarta domenica di Avvento è pervasa da un clima di gioia e di trepidazione, perché ormai il tempo sta per compiersi e il Dio-con-noi per giungere, come cantano nel loro incontro le due madri in attesa: Maria e d Elisabetta.

Protagoniste Maria ed Elisabetta: incontro tra due donne in attesa che nell’incontrarsi sprigionano una grande gioia, resa con la forza e l’intensità di un abbraccio, con l’uso di due segni che abbracciano le due figure. Tutto è lasciato alla forza simbolica del segno che ritrae soltanto il ventre di Elisabetta, più curvo, e Maria, rappresentata di bianco con una linea più sinuosa, dal momento che è nel primo tempo dell’attesa. Elisabetta è di colore rosa, segno dell’umanità visitata dal Signore con la Sua azione potente. Maria in bianco, è la dimora aperta e pura che ospita “Colui che è”. Risuona forte l’invito del Salmo 79: “Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna..”; Maria è colei che “ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” e ha offerto il suo corpo per ospitare il Signore.