Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.

PRIMA LETTURA: Gn 49,2.8-10 

Non sarà tolto lo scettro da Giuda.

SALMO: (Sal 71)

Venga il tuo regno di giustizia e di pace.

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
 
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
 
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
 
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
 
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.”

Mt 1,1-17

“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo” (1, 1);

Matteo inizia il suo Vangelo presentano Gesù come figlio. Anch’egli fa parte di quella storia che si realizza attraverso le generazioni.

Presentandolo come figlio di Abramo e di Davide, l’evangelista sottolinea che appartiene alla vicenda d’Israele che trova in questi due grandi testimoni la loro icona più significativa. Il versetto iniziale è come un titolo e vale la pena approfondirlo.

La Chiesa proclama Abramo è nostro padre nella fede, è lui infatti che, rispondendo fedelmente alla misteriosa chiamata, ha iniziato una storia nuova.

A lui Dio ha rivolto una solenne promessa: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3).

Queste parole, che rimandano ad un futuro tanto lontano quanto certo, sono l’indispensabile premessa dell’esperienza di fede. La speranza è una delle caratteristiche più interessanti della storia d’Israele.

Anche quando tutte le vicende sembravano contraddire ogni attesa, Israele custodisce la speranza che Dio non può abbandonare il suo popolo e porterà a compimento le sue promesse. È una speranza affidabile perché non dipende dalla vicissitudini umane ma unicamente dalla fedeltà di Dio. Senza questa speranza, all’uomo non resta più nulla, la vita appare come una porta chiusa di cui abbiamo smarrito la chiave o, peggio ancora, come un muro che non siamo capaci di scavalcare. Senza la speranza, l’uomo resta prigioniero dei suoi fallimenti.

La speranza è l’anima di un popolo. Israele è un popolo che attende: “Io farò di te […] tu diventerai… (Gen 12, 2). Questa storia ha trovato compimento in Gesù Cristo, come annuncia Pietro nel giorno di Pentecoste (At 3, 25-26).

La nascita del Redentore è solo l’inizio di un’avventura che sfida i secoli. La parola di Dio rimanda sempre ad un futuro ancora incerto, ci chiede di fidarci di Dio. Siamo chiamati a confermare la fede in Gesù. Se in Lui tutto si compie, solo con Lui siamo certi di giungere alla meta. Ed è quello che oggi chiediamo.