Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.

PRIMA LETTURA: 1Sam 1,24-28

Anna ringrazia per la nascita di Samuèle.

SALMO: (1Sam 2,1.4-8)

Il mio cuore esulta nel Signore, mio Salvatore.

«In quel tempo, Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Lc 1,46-55

“L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46). Maria inizia da subito la sua opera, spinta da quello che lo Spirito Santo opera in lei, ci insegna a pregare.

Gesù non è una teoria, è un fatto e ci vuole rendere partecipi di quanto sta accadendo, Lei che lo sta vivendo in prima persona ci annuncia che sta arrivando il salvatore, il suo salvatore, il salvatore di tutta l’umanità, ed esulta Maria, ci invita a gioire con lei e a ringraziare per essere stati scelti, nonostante il nostro niente.

Non è finta umiltà quella di Maria, ma consapevolezza che di fronte a Dio, noi non siamo degni di nulla, eppure grazie alla sua onnipotenza e alla sua misericordia, Egli sceglie di compiere in noi grandi cose, basta accoglierlo.

La fede in Lui ci renderà giustizia, nei secoli dei secoli, perché così ha promesso.

Maria, che riconosce come opera di Dio, quello che succede, ringrazia e gioisce, ripone in Lui la sua speranza, e si mette al Suo servizio, accettando da subito, di fare parte del suo progetto per la salvezza dell’umanità. Attraverso Maria anche noi potremo far vivere in noi Gesù, il Messia, il Redentore, perché la grazia di Dio per gli uomini passa attraverso Maria per arrivare a Gesù. Nei Vangeli Maria appare sempre come una donna che preferisce il silenzio e il nascondimento. Non il silenzio passivo di chi non sa cosa dire ma il silenzio meditativo di chi ascolta e guarda attentamente e cerca di comprendere ogni cosa nella luce di Dio.

In questa cornice il Magnificat acquista un valore ancora più grande perché esprime nella forma più piena la coscienza di fede di questa giovane fanciulla. Il Magnificat esprime l’intima gioia di Maria, frutto della grazia che Dio ha riversato in lei. Questa preghiera è una parola umana ma sgorga dall’accoglienza della Parola divina: è l’ascolto che genera la lode, il silenzio che partorisce la parola. L’esultanza è tutta interiore, rivela un’anima che si è lasciata ricolmare totalmente da Dio.

È una preghiera di lode che esalta la paternità di Dio. Maria contempla e annuncia un Dio che segue con amore il cammino dei suoi figli, anche dei più piccoli, di quelli che agli occhi del mondo non hanno alcuna considerazione: “ha guardato l’umiltà [tapeínōsin = piccolezza] della sua serva” (1,48).

Anche lei appartiene alla categoria dei piccoli e proprio per questo ha sperimentato lo sguardo amorevole di Dio. Quanto più siamo piccoli tanto siamo amati. Quanto più ci abbassiamo, tanto più veniamo innalzati. Maria ci invita a cantare la speranza perché Dio accompagna i passi dell’umanità. Ella non misura la storia con il presente ma con il futuro di Dio, non insegue la cronaca (spesso avara di buone notizie) ma segue la Parola che proclama le grandi opere che Dio ha compiuto. In questa luce il passato diventa il luogo in cui Dio ha dispiegato la sua potenza; il futuro è il tempo in cui Dio compirà le sue promesse. Nel presente impariamo a coniugare la fiducia e l’abbandono nella certezza di una Presenza che mai si ritira.