Ogni volta che avete fatto del bene a un solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

PRIMA LETTURA: Sir 26,1-4. 13-21 

Grazia su grazia è una donna santa e di cuore puro.

Oppure:

                                 1 Tm 5,3-10

Onora le vedove, quelle che sono veramente vedove. 

SALMO: (Sal 30) 

Tu sei, o Dio, la mia roccia, e il mio baluardo.

«In quel tempo, Gesù disse:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: 
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 

Allora i giusti gli risponderanno: 
Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 

Rispondendo, il re dirà loro: 
In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».
Mt 25,31-40

Al termine del discorso escatologico, il vangelo di Matteo ci presenta la descrizione del giudizio finale che il Figlio dell’uomo, re glorioso, compirà nell’ultimo giorno, nel momento della parusia. Completamento e punto culminante di tutto il discorso sulla venuta del Figlio dell’uomo, tale descrizione grandiosa del giudizio ultimo è un invito che l’evangelista rivolge alla sua chiesa perché sappia unire alla tensione spirituale per il futuro una fedeltà sempre operante nella vita quotidiana.

Il brano si apre con la solenne presentazione del Giudice supremo che viene nella gloria con tutti gli angeli.

Davanti a lui sono chiamate a radunarsi tutte le genti, tutti i popoli. Ogni uomo è chiamato a stare di fronte all’unico giudice. Le distinzioni tra giudei e pagani, fra cristiani e non cristiani sono cadute perché il giudizio finale è universale, per tutti, ed è compiuto in base all’operato di ciascuno.

 L’azione del Giudice inizia con una separazione. Quella separazione che non era possibile compiere nel corso della storia ora è Gesù stesso che la compie: come il pastore egli divide le pecore dai capri. Solo Dio può fare questa separazione, solo Dio può conoscere in profondità il cuore dell’uomo, il senso profondo delle sue azioni, il senso profondo di ogni storia. Come in un campo crescono mescolati il grano e la gramigna, così nella storia il bene e il male coesistono in maniera inestricabile nell’uomo, dentro l’uomo e attorno all’uomo. Solo alla fine dei tempi e solo il Cristo può operare questa separazione e fare apparire in piena luce, senza ambiguità alcuna, la vera identità dell’uomo, di ciascun uomo. Il giudizio di Dio separando il bene dal male fa emergere in ogni uomo quella “immagine e somiglianza di Dio” che è la sua vera identità fin dal momento della creazione.

Il criterio sul quale ognuno si trova ad essere giudicato si basa sulla prassi d’amore verso il prossimo, verso l’altro che vive uno stato di bisogno. L’elenco che enumera affamati, assetati, forestieri, nudi, malati, carcerati richiama le opere di misericordia già conosciute agli ebrei osservanti (Is 58,7; Gb 22,6ss; Sir 7,32s), un modo per indicare ogni prassi che sia attenta alla sofferenza di ogni uomo; ma ciò che è originale e rivoluzionario in questo brano è che il giudice, il re, si considera lui stesso il destinatario di tali azioni: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

L’aiuto portato o rifiutato al povero è aiuto prestato o rifiutato a Gesù stesso. Il Figlio dell’uomo, il re, è solidale con i poveri, si identifica in loro. Cristo è al tempo stesso il giudice universale e il criterio di giudizio. Il destino eterno di vita o di morte si gioca nel rapporto con Gesù, che si realizza in modo mediato nella relazione di accoglienza o rifiuto dell’uomo in uno stato di sofferenza.

E non è importante che chi compie l’azione sappia o no che Gesù è presente nei poveri. L’intenzione o la coscienza soggettiva non entrano in gioco. Entrambi i gruppi infatti si stupiscono di fronte alle affermazioni di Gesù: “quando mai ti abbiamo visto…”. Ciò che conta è l’avere o no fatto quelle azioni. La concreta prassi di amore verso il prossimo è già amore per il Cristo, adesione alla vita di Gesù.

E la ricompensa che i giusti riceveranno non è altro che la continuazione di una intimità di vita con Dio già iniziata su questa terra.