Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

PRIMA LETTURA: Gen 9,1-13

Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra.

SALMO (SAL 101)

Il Signore dal cielo ha guardato la terra.             

“In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». 
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».”

Mc 8,27-33

La domanda posta da Gesù agli Apostoli è un’interrogazione per sapere quanto veniva detto di Lui, ma aveva piena conoscenza che molti Lo calunniavano perché cattivi, immorali e infedeli. Tutti quelli che patiscono calunnie, pregiudizi, cattiverie, devono conoscere bene la vita di Gesù per sopportare tutto serenamente e non desiderare mai la vendetta. Al contrario, il Signore ci chiama ad amare i nostri nemici e a perdonarli quantomeno nel proprio cuore.

Gesù verificava le conoscenze dei suoi per infondere in essi maggiore forza e rassicurarli sulla sua vera identità, questo era davvero importante perché in mezzo ai Dodici c’era un serpente che di continuo avvelenava la Fede degli altri. Gesù doveva vivificare la loro Fede con insegnamenti mirati a renderli sicuri e consapevoli della loro scelta di seguirlo. Doveva essere difficile tra i Dodici l’armonia e la gioia, almeno quando era presente il traditore.

Gesù li interrogò sulle dicerie degli estranei per sapere il pensiero degli amici, ad essi chiedeva di esprimere i loro convincimenti.

“La gente, chi dice che Io sia?”.

“Ma voi, chi dite che Io sia?”.

Molto spesso a molti accade di giudicare senza però preoccuparsi di guardarsi dentro per verificare che tipo di spiritualità seguono. È naturale, un’inclinazione negativa, arrivare a questi giudizi mentre è un atto di virtù astenersi ed usare compassione verso tutti, soprattutto verso chi vive nella confusione.

Prega e segue la magia… Cerca e non trova mai… Corre dietro ogni apparizione sbagliando sempre discernimento…

Le risposte date dagli Apostoli a Gesù non erano giudizi temerari (avventati o inventati) non li avrebbe richiesti il Signore, erano costatazioni di quanto si conosceva pubblicamente, nulla di grave. Quando si commenta ciò che è evidente ma senza la malizia di voler arrecare danni a qualcuno, non è un giudizio, lo è quando si mormora per sparlare gli altri, quando si spettegola fino ad arrivare alla calunnia.

Gesù provò di tutto, soprattutto l’odio, anche per crocifiggerlo inventarono accuse e testimoni falsi giurarono contro Lui.

Tutti noi, più o meno, siamo colpiti come Gesù da pregiudizi o diffamazioni, ma bisogna considerare un aspetto molto importante: si deve considerare la persona che riferisce le accuse. Non per giudicarla senza prove, ma per pesarla e verificare se già si è resa attiva nel compiere azione disoneste o se vive pubblicamente in modo scandaloso. D’altronde, chi è capace di diffamare persone innocenti o sposi perbene? Chi è marcio dentro ed è roso dall’invidia.

Oggi a noi Gesù non chiede cosa pensano gli altri di Lui, ci interpella per riflettere e capire chi è Lui per noi.

Gesù conosce perfettamente ognuno di noi, sa il grado di amore che abbiamo per Lui, di sicuro possiamo amarlo di più e questo deve farci capire che si dedica poco tempo alla preghiera. Anche se abbiamo  molte occupazioni, si deve necessariamente trovare il tempo per pregare, come si trova il tempo per mangiare. Ognuno è responsabile del suo futuro, siamo noi a stabilire dove vogliamo arrivare nella vita spirituale.