Oggi abbiamo visto cose prodigiose.

PRIMA LETTURA: Is 35,1-10

Il nostro Dio viene a salvarci.

SALMO: (Sal 84) 

Ecco il nostro Dio, egli viene a salvarci.

«Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
 
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
 
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
 
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
 
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Lc 5,17-26

“Alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua” (5,24).

La parola di Gesù, proclamata con autorità, arriva al cuore del paralitico come una scarica elettrica. Non sappiamo da quanto tempo era costretto a vivere disteso sul suo lettuccio. Proviamo a immaginare il suo stupore quando sente un fremito che percorre tutto il corpo e percepisce che le sue gambe hanno l’energia necessaria per camminare. È una sensazione indescrivibile, la timida speranza iniziale si traduce nella gioia. Guarda gli amici che lo hanno condotto da Gesù, come per dire: “Ce la posso fare”. Il timore che sia un’illusione scompare immediatamente e lascia il posto al coraggio: Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua (5,25). Quell’evento impensabile rappresenta per lui una vera rinascita, come una porta che si apre e lascia intravedere un orizzonte luminoso. 

Nei giorni della vita capita spesso di incontrare persone fragili che non hanno mai imparato a camminare, l’accentuata competitività lascia ai margini coloro che non sanno mantenere il ritmo della corsa. E poi ci sono i disabili veri e propri, quelli che portano nella carne le stigmate della passione, quelli che non possono vivere senza il sostegno degli altri. Anche se forse non attendono più nulla, hanno bisogno di incontrare amici capaci di rimetterli in piedi, cioè di restituire o di far scoprire la coscienza della propria dignità. Jean Vanier (1928-2019), uno dei grandi testimoni della carità del Novecento, diceva che quelli che si sentono esclusi e vengono considerati come il rifiuto del mondo, hanno bisogno di incontrare uno sguardo di autentica compassione che li riveste di amore e li fa sentire figli di Dio. Se questo sguardo tocca il loro cuore, dona la forza per fare della vita un cammino che ha come destinazione il Paradiso. Stare con le persone più deboli è per noi un onore e una benedizione, sapendo che Gesù si fa trovare proprio nei fratelli più piccoli. È questa la grazia che oggi chiediamo per intercessione della Vergine Immacolata.