Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro.

PRIMA LETTURA Rm 1,16-25

Gli uomini, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio.

SALMO (Sal 18)

 I cieli narrano la gloria di Dio.

“ In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
 
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».”

Lc 11,37-41

Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola” (11,37).

Gesù accetta l’invito del fariseo, pur sapendo che appartiene ad un gruppo religioso che usa la critica e la diffamazione per screditarlo dinanzi alla gente. Accoglie l’invito perché vuole entrare in ogni casa, ai suoi occhi nessuno è estraneo e nessuno va trattato come un nemico da evitare.

In quella casa il Nazareno non è l’invitato d’onore ma l’osservato speciale: tutti lo guardano con scrupolosa attenzione per rilevare gesti e parole difformi rispetto alla tradizione religiosa. I farisei ritengono di avere tutti i titoli per misurare la fede… degli altri.

L’evangelista annota lo stupore del padrone di casa quando vede che Gesù non compie le abluzioni rituali (11,38). Il verbo utilizzato [thaumázō]indica la meraviglia della gente dinanzi ad eventi che superano ogni ragionevole attesa (Lc 1,63; 2,18; 4,22; 8,25 …). È uno stupore che spesso sfocia nell’ammirazione. In questo caso, invece, esprime il disagio di chi registra un comportamento che volutamente tralascia le prescrizioni della Legge.

Gesù non vuole restare nella gabbia dell’osservato speciale, il suo ruolo e quello del Maestro che parla con autorità. Ed è quello che fa quando, rivolgendosi a tutti i presenti, li invita a non preoccuparsi tanto della forma ma della sostanza: è comodo fare attenzione agli aspetti esteriori della fede e non combattere con determinazione “l’avidità e la cattiveria” che si annidano nel cuore (11,39). Non solo è comodo ma è stolto.

Se non ci impegniamo ad allontanare il male che ha preso dimora in noi, e che produce frutti velenosi, ogni altra battaglia sociale – anche quella ecologica oggi così di moda – diventa un’operazione di distrazione di massa.

È un ideale che affascina anche il mondo cattolico, in realtà è una trappola mortale che rischia di inquinare alla radice il cristianesimo.

Oggi domandiamo la grazia di permettere a Dio di purificare il nostro cuore con la forza del suo amore. È Lui la fonte sicura di quel dinamismo storico che opera un autentico e duraturo rinnovamento.