Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

PRIMA LETTURA: 1Tm 3,14-16

Grande è il mistero della vera religiosità.

SALMO (Sal 110)

Grandi sono le opere del Signore.

“In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».”

Lc 7,31-35

“Questa generazione […] è simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così…” (7, 31-32).

Queste parole non si riferiscono solo ai farisei, accusati di non aver accolto la predicazione di Giovanni Battista e di avere perciò chiuse le porte alla verità di Dio (7,30). Gesù chiama in causa tutti e chiede a ciascuno di prendere posizione.

L’immagine del bambino, che altrove viene presentato come modello della fede (Lc 18,17), qui serve a sottolineare la sostanziale immaturità e la tendenza ad agire in base agli umori o ai capricci. Chi assume questo stile resta nella palude dei sentimenti e delle opinioni e non giunge mai a formulare quei giudizi che danno alla vita un chiaro orientamento. Un atteggiamento fin troppo comodo perché ci fa vivere come spettatori che si limitano a giudicare gli altri senza fare la propria parte.

La parola di Gesù intende scuotere anche noi e ci chiede di abbandonare l’infantilismo di chi fa della lamentazione il suo mestiere quotidiano, non sa né vuole scoprire la luce che Dio semina nelle pieghe della storia, personale e collettiva. Un atteggiamento più diffuso di quanto possa apparire. Uno stile presente e ben radicato anche nella comunità ecclesiale.

Quante volte abbiamo incontrato persone che avevano ammainato la bandiera della speranza e della fiducia. Chi si abitua a pensare così diventa insensibile, non si lascia toccare dal dolore degli altri, attribuisce sempre agli altri la colpa, trova sempre una scusa per non intervenire. 

E così, poco alla volta la coscienza viene anestetizzata e intorpidita, fino al punto da soffocare i desideri di bene e di santità. Gesù chiede ai discepoli di crescere e assumere lo stile di una persona adulta che non si nasconde dietro il paravento degli errori altrui ma guarda la realtà con la saggezza di quel Dio che per amore ha scelto di abitare la nostra storia.

Oggi chiediamo la grazia di guardare la vita con lo sguardo di Maria e di cantare insieme a Lei il Magnificat, segno di una fede che non si arrende alla cronaca ma cammina nei sentieri della profezia.