Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

PRIMA LETTURA: Eb 4,12-16

Accostiamoci con fiducia piena al trono della grazia.

SALMO: (Sal 18) 

 Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

«In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
 
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
 
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Mc 2,13-17

“Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.  Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì”.

Il Vangelo di oggi inizia con l’accostamento del mare di Galilea, al mare di folla che segue Gesù. Quando le cose diventano troppo grandi rischiano di diventare pericolose. Un evento di massa è destinato a trasformarsi inevitabilmente in un evento irrazionale. Infatti ci sono spinte irrazionali che animano le folle.

Anche il cristianesimo può correre lo stesso rischio, per questo il Vangelo di oggi ci dice che Gesù non solo è capace di avere un grande seguito ma soprattutto egli è capace di non dimenticarsi che l’evento del Vangelo è vero non in virtù della forza della massa ma in virtù dell’incontro personale con ognuno. Ecco perché Gesù tra tutti si accorge di uno. Levi, che è in realtà il futuro evangelista Matteo, è seduto al banco delle imposte. È Gesù ad accorgersi di lui. È Gesù che lo chiama, che lo provoca nella sua libertà. Da parte sua Levi si lascia conquistare da Cristo. Ma questo tipo di conquista ha sempre un prezzo da pagare:

“Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori»”.

Per avere noi Gesù non ha paura di mettere in discussione la sua fama. Per amore nostro Gesù non ha paura di pagare in prima persona. Noi tutti siamo il frutto di un amore che non ha pensato a salvare sé stesso, ma che ha dato tutto di sé, non solo la vita ma anche il suo buon nome pur di averci. Egli è venuto per noi non in quanto bravo e santo, ma in quanto peccatore e perduto.