Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

PRIMA LETTURA: Gs 24,1-2a.15-17.18

Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.

SALMO: (Sal 33)

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

SECONDA LETTURA: Ef 5,21-32

Questo mistero è grande: lo lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

«In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Gv 6,60-69

La parola di Dio di questa ventunesima domenica del tempo ordinario, ci offre l’opportunità di riflette su un argomento molto importante che è quello del valore delle parole e delle promesse. Già a partire dal Vangelo di San Giovanni che questo argomento è affrontato da Gesù che in dialogo con i suoi discepoli cerca di capire se effettivamente hanno compreso le sue parole sul pane della vita. Nel testo si legge, infatti, che molti dei discepoli di Gesù dopo aver ascoltato quello che aveva detto in precedenza sul pane della vita, dissero a Gesù: “Questa tua parola è molto dura per noi ed è difficile da accettare”.

Gesù evidenzia il fatto che quello che ha detto scandalizzava i discepoli. Ed aggiunge: “E se vedeste il figlio dell’uomo salire da dove era prima?”. Accenno evidente alla sua ascensione al cielo, dopo aver parlato di pane disceso dal cielo.

Lanciato il messaggio, Gesù entra nel merito di cosa sia davvero più importante per un credente e dice che è lo spirito che dà la vita, non la carne che non giova a nulla. In altre parole, la dimensione materiale e temporale dell’uomo rispetto alla spirituale è davvero poca cosa.

Tutto quello che Gesù dice sono parole dette per la vita e danno vita.

Nonostante questi bei discorsi molti dei discepoli che seguivano Gesù preferirono lasciarlo perché non avevano fede in Lui.

Egli sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E aggiunse a proposito per meglio definire il rapporto tra il Padre, Lui e il credente, “che nessuno può andare da lui se non gli è concesso dal Padre suo”.

Come a voler dire che il mistero trinitario è sempre presente in ogni azione di grazia e di conversione.

Gesù vuole portare i discepoli su un discorso di alta spiritualità, di forte e libera adesione alla sua persona; ma sa benissimo che non c’è ancora la predisposizione del loro cuore e della loro mente a fare questo cammino e questo discernimento.

L’abbandono della fede e della pratica religiosa è un fatto ricorrente ai nostri giorni, specialmente dopo la prova della pandemia.

Ritornando al testo del vangelo, Gesù visto questo comportamento da parte dei suoi discepoli che lo avevano lasciato in buon numero, che cosa fa?

A questo punto si rivolge direttamente a coloro che, in qualche modo, dovevano capire di più ed essere anche più disponibili verso il Signore, essendo il gruppo dei fedelissimi.

Si rivolge ai dodici apostoli ai quali pone questa domanda: volete andarvene anche voi?

Gesù lancia così la provocazione e con questo modo di dire vuole far capire che non costringe nessuno a seguirlo, ma vuole la massima libertà nell’adesione alla sua persona e alla sua missione.

A rispondere a nome del gruppo dei dodici è Simone Pietro, il quale dice parole toccanti che esprimono anche la condizione spirituale in cui si trova il principe degli apostoli: “Signore da chi andremo tu solo hai parole di vita eterna”. Ed aggiunge un atto di fede sincera a nome di tutti: “Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio”.

Nessuno può essere sicuro della sua fede anche in futuro. Anche noi possiamo abbandonare il Signore. Forse l’abbiamo fatto tante altre volte con i nostri peccati, con le nostre deviazioni a livello morale personale o collettivo.

Questo ci deve far riflettere e far pregare continuamente perché la fede non venga mai meno. A Cristo non c’è alternativa. Perciò giustamente dice San Pietro “Signore, da chi andremo tu solo hai Parole di vita eterna”.

Confermiamo questa nostra fede nel Signore e ribadiamo anche noi “Signore tu hai parole di vita eterna e le tue parole per noi sono gioia speranza, conforto, vita, rinascita e risurrezione”.

Anche nella prima lettura di questa domenica troviamo una situazione in cui da Giosuè è proposta la scelta tra il Dio dei loro padri o altri dei e dice con chiarezza di intendi: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate”. La profonda convinzione della scelta fatta da Giosué e della sua casa è chiara.

Di fronte a questa provocazione e scelta da fare, il popolo rispose a Giosuè: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

La conferma della fede viene da tutto il popolo e non da una sola parte e la riconoscenza e gratitudine a Dio per la libertà raggiunta è infinita e riaffermata in questo testo.

A completare il discorso della scelta e della sequela viene in aggiunta quanto scrive l’Apostolo Paolo nel brano della sua Lettera agli Efesini, in cui l’Apostolo si concentrata sull’unità ed armonia della Chiesa.

Unità e armonia, intesa e collaborazione devono far parte di ogni famiglia naturale, umana ed acquisita. Ecco perché l’apostolo introduce il discorso ecclesiale nel ricordare di essere sottomessi gli uni agli altri.

Il che non significa schiavitù, ma libertà fondata sull’amore.

L’amore vero tiene lontano dalla persona ogni odio e tentazione di vendetta e di rivalsa. “Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo”. E qui si entra nel grande tema del matrimonio sacramento, basato sul maschio e la femmina e su un vincolo duraturo e per sempre: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”.

È il mistero grande del matrimonio cattolico e sacramento fatto con convinzione e affrontando ogni rischio e pericolo.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una scelta definitiva e non temporanea, che vale per tutta la vita e non per una sola parte di essa.

Ci servono questi testi a mettere al centro delle nostre vite la fedeltà, la coerenza, la resistenza anche davanti alle sfide del mondo odierno che sta minando alla base proprio la vita coniugale e familiare.

La parola data va mantenuta e non ritratta.