Satana è finito.

PRIMA LETTURA: Gn 3,9-15

Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.

SALMO: (Sal 129)

Il Signore è bontà e misericordia.

SECONDA LETTURA: 2Cor 4,13-5,1

Crediamo, perciò parliamo.

«In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».

Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.

In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Mc 3,20-35

Celebriamo la X Domenica del Tempo Ordinario. Dopo le varie solennità che si sono concluse con il Corpus Domini, domenica scorsa, ritorniamo nel tempo cosiddetto ordinario della liturgia, che assume come colore costante nelle celebrazioni il verde.

Il verde è segno di speranza, di apertura al nuovo, di un cammino che deve caratterizzare l’esistenza di ogni cristiano. Chi vuole seriamente farsi deve sperare, valorizzando al meglio quello che ascolta della parola di Dio, per metterlo in pratica.

Il testo del vangelo di Marco ci presenta Gesù che entra in una casa dove di nuovo si radunano tante persone, una grande folla, al punto tale che non potevano neppure mangiare, talmente era intensa l’attività apostolica che non lasciava spazio anche per un pranzo. I dodici allora mossi dalla fama decisero di andarlo a prendere In questo comportamento degli apostoli c’ un atto di contestazione verso Gesù, al punto tale che lo giudicano come qualcuno posseduto.

Gli scribi che erano scesi da Gerusalemme, dicevano Costui è posseduto da Belzebùl e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni.

Come possiamo capire e intuire, Gesù è visto addirittura come un indemoniato e che svolge la sua missione intensissima anche dirompente e devastante a livello spirituale in senso positivo come se fosse il capo dei demoni.

La risposta di Gesù a questo loro sospetto e falsa interpretazione non si fa attendere e subito chiama a sé i discepoli ai quali fa un bel discorsetto. Chi è posseduto dal male non può fare il bene. Gesù che è il Bene non può manifestare la sua potenza divina in quanto posseduto da Satana.

Tutt’altro. Coglie così l’occasione per una bella lezione di vita per tutti, dicendo che se un regno è diviso in se stesso, quel regno, cioè una comunità sociale ed umana, non potrà restare in piedi; così pure, se una casa, cioè una famiglia è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.

Satana non può far guerra a sé stesso, ma al bene, cioè a Dio. Porta Gesù un esempio di vita quotidiana che qualsiasi uomo sa: per difendersi dal male bisogna, ferrarsi, indossare un’armatura per contrastare la violenza.

Con questo ragionamento molto chiaro, Gesù vuol mettere in risalto il fatto che nessun regno, nessuna comunità, nessuna famiglia nessun luogo, se è diviso all’interno può reggere e progredire e crescere. Infatti, non si può mantenere qualche cosa di bello, di positivo, se c’è divisione, lotta, non c’è la comunione, non c’è fraternità. Non standosi collaborazione, tutto va a rotoli, tutto si sgretola e si sfalda. Esattamente quello che cerca di fare Satana nel dividere e non nell’unire.

Al tema della divisione, Gesù aggiunge anche quello del peccato che è perdonato da Dio, anche il più grave. Cosa Dio non perdona è il peccato contro lo Spirito santo. Chi commette tale peccato non sarà perdonato in eterno ed è reo di colpa eterna.

La mancanza di fede e fiducia in Dio è il peccato contro lo Spirito santo. Chi esclude Dio dalla sua vita con la coscienza e la consapevolezza che Egli esiste ed agisce di fatto contro Dio, costui pecca contro lo Spirito che è luce, verità, cammino certo verso l’eternità.

Il vangelo di questa domenica si conclude con il discorso sulla mamma e la parentela di Gesù. A chi vuole richiamare l’attenzione di Gesù sulla presenza dei suoi parenti mentre sta tenendo il discorso in casa, e cioè nel pieno dell’annuncio evangelico e della predicazione, Gesù, senza offendere nessuno, tantomeno la sua dolcissima Madre, risponde in questi termini molto chiari ed espliciti: madre, fratelli, sorelle, cugini, ecc. sono tutti coloro che fanno la volontà di Dio.

Si entra nell’amicizia di Dio se si ascolta e si mette in pratica la parola di Dio. Maria è il modello di questo ascolto ed accoglienza, in quanto in lei il Verbo si è fatto carne. Maria non ha bisogna di ritagliarsi spazio tra la folla per emergere quale Madre del Signore, al contrario lei nell’umiltà è pienamente ricca di Dio in ogni istante e momento, in quanto preservata da peccato originale e conseguenziale.

La parola di Dio accolta e vissuta nella nostra vita anche da lontani ci rende parenti, dopo il cammino di conversione e purificazione, di Colui che è venuto a salvare e non a condannare, ad unire e non a dividere, ad amare e non ad odiare, a dare vita in riscatto dell’umanità e ai più disperati di questo mondo la speranza che con Dio nulla è perduto e tutto è conquistato davvero e per sempre.