Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.
PRIMA LETTURA: 1Pt 5,5b-14
Vi saluta Marco, figlio mio.
SALMO: (Sal 88)
Canterò in eterno l’amore del Signore.
«In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
Mc 16,15-20.
Il brano evangelico di oggi inizia con l’invio degli apostoli da parte del Risorto a proclamare il vangelo e a sollecitare la fede. Se si dà un’occhiata al versetto immediatamente precedente, si scopre che gli apostoli sono appena stati rimproverati per la loro mancanza di fede a proposito della risurrezione. È un passaggio che a noi appare molto brusco, ma così è Gesù: rimprovera e, subito dopo, senza neanche aver parlato di perdono, dà piena fiducia, come se niente fosse successo.
Guardando al mandato di Gesù agli apostoli, vale la pena di notare che la loro missione è in tutto il mondo, non più solo in Israele, e che la predicazione deve essere rivolta a ogni creatura, quasi che la costruzione della Chiesa fosse una nuova creazione!
Poi segue la frase lapidaria, che può suonare anche un po’ minacciosa: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». È un’applicazione delle categorie delle opposizioni, tanto care ai religiosi ebrei, e purtroppo non solo a loro! buoni e cattivi, degni e indegni, puri e impuri. In realtà Gesù non applica categorie, come dimostrano tutta la sua vita e la sua predicazione. Il suo obiettivo non è far cristiano il mondo, raccogliendo proseliti o seguaci. Vuol solo diffondere la buona notizia della salvezza. Accoglierla o non accoglierla dipende dalla libera scelta di ciascuno di noi, scelta che, comunque, può essere sempre ripensata.
I segni prodigiosi che accompagnano la fede possono anche essere letti in modo del tutto ordinario: scacciare i demoni, combattere la forza del male che distrugge la vita offrendo accoglienza, perdono, amore; parlare nuove lingue, cominciare a comunicare con gli altri in modo nuovo; vincere il veleno, uno dei peggiori veleni per la convivenza sono i pettegolezzi, che distruggono la relazione tra le persone.
Chi vive in presenza di Dio non fa caso a questo e riesce a non essere disturbato da questo terribile veleno. Cureranno i malati, prendersi una cura speciale verso le persone escluse ed emarginate, soprattutto verso i malati. Ciò che più favorisce la cura è che la persona si senta accolta ed amata.
Oggi quindi, ci sarebbe molto da dire sulla essenza del perché non risuona con forza e convinzione la parola del Vangelo, perché i cristiani osserviamo un silenzio sospettoso su ciò che crediamo, nonostante la chiamata alla “nuova evangelizzazione”. Ognuno farà la propria analisi e indicherà la sua particolare interpretazione.
Ma nella festa di San Marco, ascoltando il Vangelo e guardando l’evangelizzatore, non possiamo fare a meno di proclamare con sicurezza e gratitudine dov’è l’origine e in che consiste la forza della nostra parola.
L’evangelizzatore non parla così perché glielo raccomanda uno studio sociologico del momento, perché glielo detti una “prudenza” politica e nemmeno perché “nasce dal dire ciò che pensa”. Senza preamboli gli viene imposta una presenza e un mandato dall’esterno, senza coercizione, ma con l’autorità di chi è degno di tutto credito, “Vai in tutto il mondo e predica il Vangelo ad ogni creatura” (cf. Mc 16,15). Cioè, noi evangelizziamo per obbedienza, ma anche con gioia e fiducia.
La nostra parola, d’altra parte, non si presenta come una in più nel mercato delle idee e delle opinioni, ma ha tutto il peso dei messaggi forti e definitivi. Della sua accettazione o rifiuto dipendono la vita o la morte; e la sua verità, il suo potere di persuasione, arriva per la via testimoniale, ovvero, accreditato da segnali a favore dei bisognosi. Perciò è, propriamente, una “proclama” una dichiarazione pubblica, felice, emozionata, di un fatto decisivo e salvatore.
Perché, allora, il nostro silenzio? Paura, timidezza? Diceva San Giustino che “gli ignoranti e incapaci di eloquenza, persuasero con la virtù tutta l’umanità”. Il segno o miracolo della virtù è la nostra eloquenza. Lasciamo almeno che il Signore in mezzo a noi e con noi realizzi la sua opera «mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano» (Mc 16,20).