Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

PRIMA LETTURA: 1Gv 1,5-2,2

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

SALMO: (Sal 102)

Benedici il Signore, anima mia.

 «In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».  

Mt 11,25-30

Oggi la Chiesa celebra con gioia e gratitudine a S. Caterina da Siena (1347-1380), patrona d’Italia. Con gioia perché in essa sono diventate vere le parole di Cristo: «Perché tu hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Impressiona il grado di maturità interiore e d’unione amorosa in Gesù Cristo di una ragazza così giovane come Catalina.

Dio stesso ha nel suo “DNA” la semplicità, la discrezione. Così si ha agito il Messia: è nato e cresciuto in un fienile, senza trionfalismi. Egli era il Re annunciato e atteso da Davide, ma la sua corona reale è fatta di spine e il suo trono è la Croce. In una delle sue visioni mistiche, Caterina vide che Gesù gli ha mostrato due corone, una d’oro i l’altra di spine. Lei rispose che il suo riposo era il dolore del Signore e ha scelto le spine … «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo» (Mt 11,28): Caterina riposa nella sofferenza di Cristo; Gesù risiede nella semplicità della giovane santa.

Caterina, che conosceva bene il suo Amato, aveva vivida consapevolezza della grandezza dell’uomo perché Dio stesso è innamorato di ciascuno di noi: «Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l’hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno»

In un momento difficile della missione di Gesù, nel quale si scontra con il rifiuto oppostogli da chi lo accusa malignamente distorcendo il suo messaggio e calunniandolo, egli innalza una preghiera di lode al Padre. In un contesto simile altri avrebbero cercato di difendersi dagli attacchi o avrebbero chiesto l’aiuto di Dio perché fosse fatta giustizia contro i loro detrattori.

Così Mosè, che è pure definito «l’uomo più mite della terra» (cf. Nm 12,3), divenuto oggetto di forti contestazioni, si rivolge a Dio invocando il suo aiuto, non prima di essersi lamentato dell’incarico ricevuto da Lui. Gesù, come Mosè, i profeti e tutti gli uomini di Dio, sente il peso della sua missione e ne avverte anche la stanchezza. In questa situazione, che lo avvicina così tanto alle donne e agli uomini che ogni giorno svolgono la loro missione tra difficoltà e resistenze, Gesù insegna a pregare.

La preghiera è una caratteristica dei piccoli i quali si aprono alla relazione con l’altro con cuore semplice e disponibile. Al contrario, coloro che credono di essere dotti e sapienti si ergono in una posizione di superiorità che impedisce una sana relazione al di fuori del proprio io. Gesù sembra parlare a Mosè, ai profeti, come Geremia, o ai poveri derelitti della società, o ancora alle vittime dei meccanismi perversi dell’economia malata, che si arrabbiano con Dio per il fatto che i malvagi prosperano a discapito dei poveri che subiscono l’ingiustizia e soccombono.

Il loro dubbio è legittimo e interpreta lo scandalo delle tante vittime della prevaricazione dei potenti. Sono essi il popolo degli «stanchi e oppressi» ai quali Gesù si rivolge invitandoli a pregare insieme con lui. La preghiera da un atto formale e occasionale diventa un appuntamento nel quale andargli vicino per incontrarlo ed essere accolti.

Attraverso di Lui abbiamo accesso diretto al Padre e, aprendogli il cuore, possiamo fare esperienza del suo amore che consola e conforta. Nelle mani trafitte del Figlio il Padre raccoglie le nostre lacrime e dalla bocca di Gesù Egli fa sgorgare, come da una sorgente, lo Spirito Santo, la forza dell’amore che sana, ristora, fortifica.

La preghiera diventa una scuola di umanità nella quale imparare a essere nel mondo non in maniera ostile facendo barricate o crociate contro i nemici, ma assumendosi con Gesù la responsabilità di essere nello stesso mondo seme di pace, lievito di fraternità, germe della civiltà dell’amore.