La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.
PRIMA LETTURA: 2Re 24,8-17
Il re di Babilonia deportò Ioiachìn e tutti gli uomini di valore a Babilonia.
SALMO: (Sal 78)
Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi».
Mt 7,21-29.
Oggi ci colpisce l’affermazione decisa di Gesù: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Questa affermazione esige anzitutto da noi responsabilità nella nostra condizione di cristiani, e, allo stesso tempo, che avvertiamo l’urgenza di dare una buona testimonianza di fede.
Gesù conclude il Sermone della Montagna con questa affermazione cruciale: non conta dire “Signore, Signore”, ma fare la volontà del Padre. C’è una categoria di persone che, nonostante i loro atti straordinari, profetizzeranno, scacceranno demoni, faranno miracoli, non entreranno nel regno perché non fanno la volontà del Padre.
Questo è sorprendente e terribile. Significa che anche le opere grandi non bastano se non radicate nell’amore di Dio e nel servizio al prossimo. Gesù dice “Non vi ho mai conosciuti” — non è una questione di tempo o di memoria, è di relazione. Chi non fa la volontà del Padre non ha una relazione vera con Gesù, per quanto impressionanti siano le sue azioni. Poi la parabola della casa sulla roccia.
La roccia è l’ascolto e la pratica della parola di Gesù. La sabbia è il sentire senza fare, la fede che resta lettera senza farsi carne. Quando vengono le tempeste della vita—e vengono sempre—solo la casa costruita sulla roccia regge. L’insegnamento finale nota che le folle erano stupite della sua autorità: insegnava come uno che sa, che ha autorità, non come gli scribi che citano sempre i maestri precedenti. C’è autorità nella verità quando è incarnata, praticata, non solo predicata.
Costruire la casa sulla roccia è un’immagine chiara che ci invita a considerare il nostro impegno di fede, che non si può ridurre solo a belle parole, ma che deve fondarsi sull’autorità delle opere, impregnate di carità.
La parola chiara, con la forza della carità, manifesta l’autorità di Gesù, che suscitava la meraviglia nei suoi concittadini: «Le folle restarono stupite dal suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7, 28-29). La nostra preghiera e contemplazione di oggi deve essere accompagnata da una seria riflessione: come parliamo e agiamo nella nostra vita cristiana? Come diamo concretamente la nostra testimonianza? Come mettiamo in pratica il comandamento dell’amore nella nostra vita? Non sono le parole né le molte preghiere quelle che contano, ma l’impegno a vivere secondo il Progetto di Dio. La nostra preghiera dovrebbe esprimere sempre il desiderio di fare il bene e di chiedere aiuto, dal momento che riconosciamo la nostra debolezza.