Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista.

PRIMA LETTURA: Is 40,25-31

Io sono il tuo redentore, il Santo d’Israele.

SALMO: (Sal 144)

Il Signore è misericordioso e grande nell’amore.

«In quel tempo, Gesù disse alle folle:

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.

Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».  

Mt 11,11-15

Giovanni

Oggi, il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista, era stato il maestro di Gesù, colui che lo aveva battezzato e instradato verso la sua missione pubblica di annuncio del vangelo tanto che il giovane rabbi della Galilea lo definisce il più grande “fra i nati di donna”. Eppure chi accoglie il regno dei cieli, ne sposa la causa, vi prende parte e collabora alla sua realizzazione supera persino il Battista per importanza, è il precursore del Messia, colui che è venuto a preparare il cammino del Signore. Accompagnerà anche noi da oggi fino al giorno sedici, giorno in cui finisce la prima parte dell’Avvento.

Giovanni è un uomo deciso, che sa quanto costino le cose, è consapevole che bisogna lottare per migliorare e per essere santo, per questo Gesù esclama: «Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12). I “violenti” sono quelli che esercitano violenza su sé stessi: -ci sforziamo per crederci che il Signore ci ama? Ci sacrifichiamo per essere “piccolo”? Ci sforziamo per essere coscienti e vivere come figli del Padre?

Il regno dei cieli è infatti il cuore della buona notizia che Gesù porta al mondo. Una buona notizia che chiama al cambiamento, per entrare in una nuova esistenza, radicalmente trasformata. Più che fondare una nuova religione, Gesù volle dar vita a un uomo nuovo e a una donna nuova. Intese insegnarci a vivere con amore incondizionato, nella solidarietà, nella compassione, in totale apertura al Padre che egli chiamava Abbà: “Babbino mio”.

La costruzione del regno di Dio è dunque l’opposto della costruzione della torre di Babele. Là gli uomini volevano edificare un colosso, simbolo della loro ambizione, “la cui cima tocchi il cielo” (Genesi 11, 1–9); qui Gesù chiama ad affidarsi con familiarità a Dio, come a un papà, non a sfidarlo idolatrando sé stessi.

Regno di Dio fa rima con “piccolo”, come il seme che cresce e diventa un grande albero, o come il più piccolo del regno che sarà più grande di Giovanni Battista. I cristiani, infatti, spiega la Lettera a Diogneto, “sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano”. Una logica che non è di questo mondo, chiede conversione ma dona salvezza.

Enigmaticamente, Gesù anche oggi ci dice che: «Giovanni è Elia (…) Chi ha orecchi, ascolti!» (Mt 11,14-15). Cosa vuol dire? Vuole chiarirci che Giovanni era veramente il suo predecessore, colui che portò a termine la stessa missione di Elia, d’accordo con la tradizione che esisteva all’epoca, che il profeta Elia doveva ritornare prima del Messia.