Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

PRIMA LETTURA: 1Tm 4,12-16

Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

SALMO (Sal 110)

Grandi sono le opere del Signore.

“In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
 
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
 
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
 
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
 
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».”

Lc 7,36-50

“Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo” (7,37).

Nessuno l’ha invitata, la sua presenza appare inattesa e sgradita, non solo al padrone di casa ma anche agli altri presenti. Questi ultimi, probabilmente, pensano di avere le carte in regola e di fare abbastanza. Quella donna invece … ha perso la sua dignità, ha perso la sua identità. La conoscono bene, alcuni forse fin troppo bene… Quando la vede arrivare Simone mormora quello che tutti pensano: “è una peccatrice” (7,39).

Non si limitano a dire che “ha peccato” ma la qualificano come peccatrice, come se fosse questa la sua identità. Ai loro occhi la donna è ormai ingabbiata nel suo passato, per lei non c’è futuro. Quel sostantivo risuona come una condanna.

Chi dice questo non si accorge di mettersi al posto di Dio: “Uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e mandare in rovina; ma chi sei tu, che giudichi il tuo prossimo?” (Gc 4,12).

Questa donna entra nella casa con tutto il carico della sua storia ma anche con tutto il suo slancio d’amore nei confronti di Gesù. Non entra con l’arroganza di chi pretende qualcosa ma con l’umiltà di chi, chiaramente consapevole del suo peccato, domanda perdono. Lo fa con gesti inequivocabili. Quando entra in casa e  incrocia lo sguardo di Gesù, carico di sincera compassione, si getta ai suoi piedi e comincia a piangere. Agli occhi di Dio, le sue lacrime suonano come un canto, il più gradito. Non c’è vera penitenza senza le lacrime. Quel pianto dovrebbe zittire tutti, mettere a tacere le voci più critiche. E invece il giudizio dei presenti non cambia di una virgola, il passato li rende ciechi e incapaci di immaginare un futuro diverso. Non facciamo fatica a prendere le parti di questa donna.

Ma il racconto chiede di fare una verifica più attenta, forse anche a noi è capitato di chiudere qualcuno nella gabbia del passato, dimenticando che Dio è capace di sognare e costruire un futuro diverso, come attestano le numerose e imprevedibili conversioni che costellano la storia del cristianesimo. Questa certezza oggi diventa preghiera.