PRIMA LETTURA: 1 Re 17,1-6
Elìa stava alla presenza del Signore, Dio d’Israele.
SALMO: (Sal 120)
Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra.
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Mt 5,1-12a.
Le Beatitudini sono il cuore del Vangelo, la carta costituzionale del regno di Dio. Con esse Gesù rovescia completamente le gerarchie di valore del mondo. Beati i poveri in spirito—non beati i ricchi e i potenti. Beati gli afflitti—non beati coloro che godono dei piaceri mondani. Beati i miti—non beati i superbi e gli aggressivi.
Le Beatitudini non sono un elenco di buoni sentimenti. Sono una rivoluzione. Sono il manifesto di chi ha scelto di vivere già da risorto mentre il mondo continua a ragionare secondo la logica del potere, del possesso e dell’apparenza.
Gesù proclama beati i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati. Il mondo, invece, proclama beati i ricchi, i forti, gli aggressivi, coloro che riescono a imporsi sugli altri. Chi ha ragione?
Se guardiamo la croce, sembra avere ragione il mondo. Se guardiamo la risurrezione, scopriamo che ha ragione Cristo.
Le Beatitudini sono possibili solo alla luce della Pasqua. Nessuno può considerare una benedizione il pianto, la povertà o la persecuzione se tutto finisce con la morte. Ma se Cristo è risorto, allora ogni ferita può diventare una porta, ogni perdita può diventare una ricchezza, ogni croce può generare vita.
Gesù non glorifica la miseria. Non dice che la sofferenza è bella. Egli è venuto ad assumere su di sé tutta la povertà del mondo per trasfigurarla. Ha preso la nostra fame per donarci il Pane della vita, il nostro pianto per donarci la consolazione dello Spirito, il nostro peccato per donarci la santità, la nostra morte per donarci la vita eterna.
Ecco perché il cristiano non cerca la povertà, ma non ne ha paura. Non cerca la sofferenza, ma sa che Dio può trasformarla. Non cerca la persecuzione, ma sa che nessuna ingiustizia avrà l’ultima parola.
Le Beatitudini sono il volto di Gesù. Egli è il povero in spirito, il mite, il misericordioso, il puro di cuore, il perseguitato. E chi lo segue riceve in dono il suo stesso modo di vivere.
Forse dovremmo chiederci con sincerità: le nostre comunità assomigliano davvero alle Beatitudini o assomigliano ai criteri del mondo? Cerchiamo il prestigio o il servizio? L’approvazione degli uomini o la fedeltà al Vangelo? L’efficienza o la misericordia?
Le Beatitudini non descrivono persone deboli. Descrivono uomini e donne che hanno scoperto una ricchezza più grande di tutte le ricchezze della terra: Cristo stesso.
Chi segue veramente Gesù riceve questo dono. Non diventa più povero, ma immensamente più ricco. Non perde la vita, ma la trova. Non viene sconfitto dal mondo, ma impara a vivere già ora la libertà e la gioia dei risorti.
Non è una maledizione ai ricchi, ma una proclamazione di dove si trova la vera felicità. La povertà in spirito non significa ignoranza, significa saggezza: sapere che non abbiamo tutto da noi stessi, che dipendiamo da Dio, che siamo bisognosi. E proprio lì dimora il regno di Dio. L’afflizione parla del dolore che sorge dalla consapevolezza del peccato, dalla sensibilità morale, dal lamento per il male nel mondo.
E questi saranno consolati. La mitezza non è debolezza, è forza controllata, come un cavallo ben domato. E i miti erediteranno la terra—una promessa che non ha senso nel linguaggio mondano, ma ha tutto il senso nel regno di Dio. Le Beatitudini ci insegnano che la vera felicità non viene dalla soddisfazione dei desideri terreni, ma dalla sintonia con i valori divini: la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore, la pace.
Per questo Gesù conclude con parole che sembrano assurde: «Rallegratevi ed esultate». Solo chi ha incontrato il Risorto può gioire anche quando tutto sembra perduto, perché sa che la vera vittoria non è avere tutto, ma appartenere a Colui che ha vinto la morte.
E tu ti senti beato, cioè felice di vivere da risorto oppure pensi che la tua resurrezione è cosa futura e basta?