Sono venuto a portare non pace, ma spada.
Cerchiamo di essere avveduti nei riguardi di Israele per impedire che cresca.
SALMO: (Sal 123)
Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città».
Mt 10,34-11,1.
Oggi, Gesù ci offre una miscela esplosiva di raccomandazioni; è come uno di quei banchetti di moda dove i piatti sono piccole “razioni” da assaggiare. Si tratta di consigli profondi e duri da digerire, destinati ai suoi discepoli nel bel mezzo di un processo di formazione e preparazione missionaria (cf. Mt 11,1). Per degustarli, dobbiamo contemplare il testo in gruppi separati.
Gesù incomincia facendo conoscere l’effetto del suo insegnamento. Oltre agli effetti positivi, evidenti nella azione del Signore, il Vangelo evoca i contrattempi e gli effetti secondari della sua predicazione: «i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Mt 10,36). Questo è il paradosso di vivere nella fede: la possibilità di affrontarsi gli uni contro gli altri, compresi quelli più vicini a noi, quando non capiamo chi è Gesù, il Signore, e non lo capiamo come il Maestro della comunione.
In un secondo momento, Gesù ci chiede di occupare il massimo grado nella scala dell’amore: «chi ama padre o madre più di me…» (Mt 10,37), «chi ama figlio o figlia più di me…» (Mt 10,37). Così, ci propone lasciarci accompagnare da Lui come in presenza di Dio, poiché «chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). L’effetto di vivere accompagnati dal Signore, accolto nella nostra casa, è godere della ricompensa dei profeti e dei giusti, perché abbiamo ricevuto a un profeta e un giusto.
La raccomandazione del Maestro finisce per dar valore ai piccoli gesti di aiuto e di appoggio per chi vive nella compagnia del Signore, ai suoi discepoli, che siamo tutti i cristiani. «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo…» (Mt 10,42). Da questo consiglio nasce una responsabilità: riguardo al prossimo, dobbiamo essere coscienti del fatto che chi vive con il Signore, chiunque essi sia, deve essere trattato come tratteremmo il Signore. Dice San Giovanni Crisostomo: «se l’amore fosse sparso dappertutto, nascerebbero da lui un’infinità di beni».
Portare una spada non per uccidere ma per tagliare e separare i pensieri, i sentimenti, le relazioni, in modo da sistemarle e dare loro la collocazione appropriata. Tagliare, essere tagliati, non è piacevole, fa male; eppure è preferibile al mantenimento di relazioni distorte, dipendenti e incancrenite, soprattutto quando, socialmente e formalmente, sono considerate buone di per sé stesse (tipo quelle familiari).
Oggi Gesù ci insegna a tagliare alcune relazioni abitudinarie per permettere ad altre relazioni di sbocciare, crescere e dare frutto. Da notare: il tagliare non è in solitaria, si fa avendo come riferimento Gesù «più di me… degno di me… chi accoglie voi accoglie me…».
Cioè si può fare solo se si ha incontrato veramente il Salvatore. Il separare cioè, è frutto sempre di un accompagnamento: il tagliare da soli rischia di diventare autolesionismo, ascetismo falso, volontarismo rigido.
Ecco perché la vita non va “tenuta per sé”, ma va persa, perché solo così diventa disponibile a relazioni feconde e a loro volta vitali.