Quello che hai preparato, di chi sarà?.

PRIMA LETTURA Rm 4,20-25

È stato scritto anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo.

SALMO (Cant. Lc 1, 68-75)

 Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato il suo popolo.

“ In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
 
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
 
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».”

Lc 12,13-21

“Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?” (12,17).

La parabola ha per protagonista un uomo ricco che vive chiuso nel suo “io” e non ha altra preoccupazione se non quella di accumulare beni pensando di trovare in essi pace e sicurezza.

Dinanzi ad un abbondante raccolto, non rende grazie a Dio, fonte di ogni bene, ma progetta quel che gli sembra più opportuno per vivere senza preoccupazioni: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti” (12, 17-19).

È un uomo che sa contare molto bene le risorse materiali ma non ha mai imparato a fare i conti con Dio. Pensa di avere ancora molti anni a disposizione, non sa che quella notte stessa il filo sottile della sua vita sarà spezzato e tutti i suoi progetti diventeranno cenere (12,20). Pensa evidentemente di poter amministrare la sua vita con la stessa abilità con cui gestisce i suoi beni. Ha dimenticato una piccola ma sostanziale differenza: non è padrone della sua vita!

Emerge qui il peccato fondamentale dell’uomo: mettere al centro se stesso! Questa scelta non sempre appare in tutta la sua negatività perché, spesso e volentieri, viene letta nel solco di quella realizzazione di sé che appartiene al dovere di ogni uomo.

Il Vangelo, tuttavia, insegna che la vera realizzazione di sé passa per il dono di sé.

Proprio come ha fatto Gesù che “non è venuto per essere servire ma per servire e dare la sua vita” (Mt 20,28). L’uomo si salva solo e nella misura in cui fa della sua vita un dono, trova la vera felicità se cerca il suo bene nel bene degli altri. Tutto questo può avvenire a condizione di scegliere Dio come unico e sommo Bene.

In un libro della maturità, Sant’Agostino diceva con la sua consueta radicalità che la vita si muove su due binari, due possibili e opposte opzioni: L’amore di sé fino al disprezzo di Dio; l’amore di Dio fino al disprezzo di sé”. Si tratta di scegliere. E non una volta sola perché l’egoismo è sempre in agguato e non raramente si veste di buone ragioni. La testimonianza dei santi si rivela non solo utile ma decisiva per capire la strada.