Gesù insegnava come uno che ha autorità.

PRIMA LETTURA: Eb 2,5-12

Conveniva infatti che Dio rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza.

SALMO: (Sal 8)

Hai posto il tuo Figlio sopra ogni cosa.

«In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea».

Mc 1,21b-28.

Oggi, primo martedì del tempo ordinario, san Marco ci presenta Gesù insegnando nella sinagoga e immediatamente commenta: «Erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come chi ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1,21). Questa osservazione iniziale è impressionante. Infatti, il motivo dell’ammirazione di quelli che ascoltavano, da una parte, non è la dottrina, ma il maestro; non quello che viene spiegato, ma Colui che lo spiega; e, d’altra parte, non precisamente il predicatore, visto globalmente, ma specificamente rimarcato: Gesù insegnava «con autorità», cioè, con potere legittimo e irresistibile. Questa particolarità resta poi riaffermata per mezzo di una chiarissima contrapposizione: «non lo faceva come gli scribi».

In un secondo tempo, la scena della curazione dell’uomo possesso da uno spirito maligno aggiunge, al motivo dell’ammirazione personale, un fattore dottrinale: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità» (Mc 1,27). Dobbiamo notare tuttavia che il qualificativo non è tanto di contenuto come di singolarità: la dottrina è «nuova». Ecco un altro motivo di discordanza: Gesù comunica qualcosa di inaudito, mai come adesso questo qualificativo acquista un valore così importante.

Aggiungiamo una terza avvertenza. L’autorità proviene, inoltre, non solo dal fatto che Gesù «financo gli spiriti immondi gli obbediscono». Ci troviamo di fronte ad una contrapposizione così intensa come le due precedenti. All’autorità del Maestro e alla novità della dottrina, bisogna aggiungere il potere sugli spiriti del male.

Gesù insegnava non come gli scribi bensì con autorità. C’è da scommetterci. È chiaro che neanche il papa potrebbe vincere la partita con Gesù, ma noi al papa l’autorità gliela riconosciamo, eccome.

L’accenno di Marco (presente anche in Matteo), che sembra quasi buttato lì, ci dice invece chiaramente che i capi religiosi del tempo avevano perso la stima del popolo, che a loro appunto non riconosceva autorità, men che meno autorevolezza.

Se l’establishment dell’epoca, scribi, farisei, sadducei, usava ma non amava il popolo, pure dal popolo non era riamato. E se l’amore o almeno il rispetto non c’è, l’autorità si esercita con la forza e la paura. Proprio come per il demonio, presente nella scena: lui l’autorità di Gesù sugli spiriti la riconosce, e di lui ha paura, ma di certo non lo ama.

Se è vero che, nell’arco dei duemila anni di storia cristiana, i segni e le manifestazioni di Gesù, della Vergine Maria e di molti santi, si sono ripetute in molteplici rivelazioni private, è però altrettanto vero che del Gesù che opera segni, che ammaestra le folle, che mette in riga il demonio noi non possiamo godere. Il Signore ci ha lasciato la Chiesa, e non è poco.

Ed è quindi importante che ad essa riconosciamo non solo piena autorità, ma che abbia un posto speciale nel nostro cuore e un’attenzione filiale. Perché nel disegno di Dio la via ordinaria alla salvezza passa attraverso l’adesione totale, del cuore e della mente, alla Rivelazione consegnata proprio alla custodia della Chiesa

Domandiamoci con umile riconoscenza: Siamo convinti che nessun altro uomo ha parlato mai come Gesù, che è la Parola di Dio Padre? Ci consideriamo ricchi di un messaggio che non ha nessun paragone? Ci rendiamo conto della forza liberatrice che Gesù ed i Suoi insegnamenti hanno sulla vita umana e, più concretamente, nella nostra vita? Mossi dallo Spirito Santo, diciamo al nostro Redentore: Gesù-vita, Gesù-dottrina, Gesù-vittoria, fa che viviamo in continua “meraviglia” di Te!

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