Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

PRIMA LETTURA: Gc 1,12-18

Dio non tenta nessuno.

SALMO: (Sal 93)

Beato l’uomo a cui insegni la tua legge, Signore.

«In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.

Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Mc 8,14-21

Anche gli amici di Gesù spesso non comprendono. Prima di partire i discepoli avevano dimenticato di prendere i pani. Gesù li invita a non perdere tempo in discussioni inutili; piuttosto, aggiunge, è bene tenersi lontano dal lievito dei farisei. C’è una distanza tra loro e il Maestro, come se parlassero lingue diverse. Gesù li incalza con domande provocatorie fino all’ultima: “Non comprendete ancora?”.

Oggi, -ancora una volta- vediamo la sagacia del Signore. Il suo agire è stupefacente, in quanto è diverso dalla gente comune, è originale. Egli viene di fare dei miracoli e si muove in un’altra zona dove la Grazia di Dio deve anche arrivare. In questo contesto di miracoli, a un nuovo gruppo di persone in attesa per Lui, è quando gli avverte: «Fate attenzione, guardatevi del lievito dei farisei e dal lievito di Erode!» (Mc 8,15), perché loro –i farisei e quelli di Erode- non vogliono che la Grazia di Dio sia conosciuta, piuttosto diffondono nel mondo del lievito cattivo, seminando discordia.

Quel giorno la domanda non riceve risposta. I Dodici si chiudono in un imbarazzante silenzio. Noi invece dobbiamo rispondere e riconoscere che esiste un divario inevitabile tra la parola che Dio ci consegna e quello che noi possiamo comprendere e vivere. Per colmare questo divario, occorre anzitutto evitare il “lievito dei farisei” che è l’ipocrisia, evitare cioè la doppia vita, la schizofrenia spirituale. Una cosa è riconoscere di non comprendere, altra cosa è mostrare di accogliere la Parola di Dio e poi… continuare a seguire i propri ragionamenti e i propri comodi. Invece chi riconosce di non comprendere si mette umilmente in ascolto di Dio e si lascia istruire dallo Spirito.

Inoltre oggi comprendiamo la differenza che c’è tra un cuore indurito (discepoli), e un cuore compassionevole (Gesù). Un cuore senza compassione è un cuore idolatrico, è un cuore autosufficiente, egoistico, che diventa forte soltanto con le ideologie. Ma esiste un antidoto contro la durezza del cuore ed è il ricordo delle tante grazie ricevute dal Signore in modo assolutamente gratuito. Il cuore duro porta alle liti, porta alle guerre, porta alla distruzione del fratello, perché non c’è compassione. E il messaggio di salvezza più grande è che Dio ha avuto compassione di noi. Gesù è la compassione del Padre; Gesù è lo schiaffo a ogni durezza di cuore.

Chiediamo dunque la grazia di avere un cuore non ideologizzato e indurito, ma aperto e compassionevole di fronte a quanto accade nel mondo, perché da questo saremo giudicati il giorno del giudizio, non dalle nostre idee o dalle nostre ideologie. E l’umiltà, il ricordo delle nostre radici e della nostra salvezza, ci aiuteranno a conservarlo tale. Dunque prestiamo attenzione a quello che si indurisce nel nostro cuore. Nei cuori duri e ideologici non può entrare il Signore. Egli entra solo nei cuori che sono come il Suo cuore: i cuori compassionevoli e aperti che hanno pietà.

Il regno di Dio nel mondo si espande come quando appare collocata una misura di lievito nella massa; che cresce non si sa come. Così deve essere la fede autentica, crescendo nell’amore di Dio. Quindi, niente e nessuno ci distraggono dal vero incontro con il Signore e dal suo messaggio salvifico. Il Signore non perde occasione per insegnare e lo fa ancora oggi: “Liberiamo l’idea falsa che la fede non ha nulla da dire agli uomini di oggi” (Benedetto XVI).