Non sarà lasciata pietra su pietra».

PRIMA LETTURA: Ap 14,14-19

È giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura.

SALMO: (Sal 95)

Vieni, Signore, a giudicare la terra.

«In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo».

Lc 21,5-11

Parte di questo vangelo lo abbiamo ascoltato nelle domeniche scorse. La liturgia ce lo ripropone negli ultimi giorni di quest’anno liturgico. Il linguaggio di Gesù è enigmatico perché profetico. Non facile per noi da capire. Tuttavia è vero. Gesù qui parla del maestoso Tempio che Erode il grande aveva appena finito di ingrandire e abbellire. Era considerato una delle 7 meraviglie del mondo allora conosciuto. Eppure a distanza di 40 anni da questo discorso di Gesù il tempio di Gerusalemme sarà distrutto dai Romani.

Come i contemporanei del Signore rivolgiamo lo sguardo al tempio e alle istituzioni. Ogni ordinamento che non promuove davvero l’umano, così come fu per il tempio di Gerusalemme, è destinato a soccombere. Veniamo così attratti dalla domanda dei discepoli, quando tornerai? Ma mentre i suoi sono proiettati sul “quando”, il Signore Gesù apre l’orizzonte del “come”. Una modalità di vivere questi eventi prestando attenzione alle opportunità che queste situazioni possono offrirci.

Ma occorre non perdersi d’animo e per tale ragione risuonano perentorie le parole di Gesù: “Non terrorizzatevi!”. Il terrore, infatti, è una delle armi più potenti del nemico. La paura, in sé stessa, non ci è nemica: essa indica la direzione del giusto cammino, ma lo fa al contrario. Come afferma sapientemente sant’Ignazio occorre ascoltare cosa la paura sussurra al cuore e poi agire in modo diametralmente opposto. Il terrore invece è paura di tutto, non ha direzione, essa a seconda dei temperamenti personali, paralizza o genera azioni incontrollabili. Quindi se in negativo siamo invitati a non disperare, in positivo il testo invita a rivolgere il nostro sguardo direttamente sul Signore.

Quando sentiamo dentro di noi che Gesù sta rivoluzionando la nostra esistenza, che qualcuno ci “perseguita” per la nostra fede coerente, che sentiamo di dare testimonianza della nostra appartenenza a Cristo senza se e senza ma, allora vuol dire che stiamo compiendo la nostra vera conversione: stiamo passando dalla religione (il tempio distrutto) alla fede nel Risorto.

Questa è la vera conversione: passare dalla religione alla fede, cioè ad un rapporto intimo, personale con Gesù.

Solo una grande intimità con Lui può donare le chiavi per scoprire le opportunità che il tempo che ci è donato di vivere può offrirci.

Rapporto non facile, che ci può procurare sofferenza e ferite, emarginazione a volte e incomprensioni anche all’interno delle nostre famiglie. Ma così è. La vera conversione ci mette al riparo da ogni falso Cristo, o salvator mundi che ci vuole ingannare circa la vera felicità.

Solo una grande intimità con Lui può donare le chiavi per scoprire le opportunità che il tempo che ci è donato di vivere può offrirci.