Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
PRIMA LETTURA: Prv 21,1-6.10-13
Proverbi di carattere vario.
SALMO: (Sal 118)
Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi.
«In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Lc 8,19-21.
«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». La frase è dura, se si pensa che fuori c’è sua madre che cerca di avvicinarlo. Ma Gesù non sta rinnegando Maria, sta dicendo qualcosa di diverso, di più grande.
La famiglia naturale è sacra nel mondo antico. I legami di sangue obbligano, proteggono, definiscono. Ma Gesù annuncia che c’è un’altra famiglia, costruita non sulla nascita ma sulla scelta: quella di chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica.
Non è una famiglia esclusiva. Non sostituisce quella naturale. Ma la relativizza: non è il sangue che determina l’appartenenza al regno, ma la disponibilità ad ascoltare. Questo apre una porta enorme: chiunque, qualunque sia la sua storia, la sua famiglia d’origine, il suo passato, può far parte di questa famiglia.
Luca, tra tutti gli evangelisti, è forse quello che sottolinea di più questa universalità. Il Vangelo non è patrimonio di nessun gruppo etnico, culturale, familiare. È offerto a chiunque scelga di ascoltare e di fare. Una famiglia che più aperta non potrebbe essere.
Oggi, leggiamo uno splendido brano del Vangelo. Gesù non offende per nulla sua madre, visto che Lei è la prima ad ascoltare la Parola di Dio e da Lei nasce Colui che è la Parola. Allo stesso tempo è colei che ha compiuto perfettamente la volontà di Dio «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38), risponde all’angelo nell’Annunciazione.
Gesù ci dice quello di cui abbiamo bisogno per essere, anche noi, suoi parenti: «coloro che ascoltano» (Lc 8,21) e per ascoltare è necessario che ci avviciniamo come i suoi familiari, che arrivarono dove stava; però non poterono avvicinarsi a Lui a causa della folla. I familiari si sforzano per avvicinarsi, converrebbe chiederci se lottiamo e cerchiamo di vincere gli ostacoli che incontriamo nel momento di avvicinarci alla Parola di Dio. Dedichiamo quotidianamente qualche minuto per leggere, ascoltare e meditare le Sacre Scritture? San Tommaso D’Aquino ci ricorda che «è necessario che meditiamo continuamente la Parola di Dio (…); questa meditazione aiuta poderosamente nella lotta contro il peccato».
Ed, infine, adempiere con la Parola. Non basta ascoltare la Parola; è necessario compierla se vogliamo essere membri della famiglia di Dio. Dobbiamo mettere in pratica quello che ci dice! Per questo sarebbe opportuno che ci chiedessimo se solamente ubbidiamo quando quello che ci chiedono ci piace ed è relativamente facile o, al contrario, quando bisogna rinunciare al proprio benessere, alla propria fama, ai beni materiali o al tempo disponibile per il riposo…, mettiamo la Parola tra parentesi, in attesa di tempi migliori.