Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

PRIMA LETTURA: Esd 6,7-8.12b.14-20

Portarono a compimento la costruzione del tempio e celebrarono la Pasqua.

SALMO (Sal 121)

Andremo con gioia alla casa del Signore.

“In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
 Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».”

Lc 8,19-21

Nel momento di maggiore popolarità umana di Gesù, l’evangelista Luca pone un episodio piccolo ma significativo. I familiari che cercano Gesù, ma che non lo possono avvicinare per la troppa folla, è lo spunto per un insegnamento profondo. Il brano lucano non ci dice perché i familiari di Gesù volessero vederlo. Sono preoccupati per tanta popolarità ed inaspettata? Vogliono condividere con Lui questo momento che sembra irripetibile? Perché i familiari stanno di fuori e non entrano, dove c’è Gesù?

Perché preferiscono rimanere fuori e lasciare ad altri il compito di essere annunciati? Perché san Luca specifica questa lontananza? Indica una ben diversa lontananza, oltre a quella fisica? Può essere, questa, una tappa fondamentale nella fede di Maria, la madre di Gesù, che poi Gli è stato vicino nel momento doloroso della Croce? La comparsa dei familiari di Gesù rappresenta l’invito a non dimenticare mai le proprie origini. Gesù, per la sua missione pubblica è partito da Nazareth, in quella casa nella quale ha vissuto per tanti anni nel nascondimento, con il lavoro e all’obbedienza dei proprio genitori.

Il figlio di Dio, diventato uomo, sceglie un percorso preciso per annunciare il messaggio di salvezza e decide di partire da Nazareth. Egli stesso sperimentò le prime difficoltà proprio nella sua patria; nonostante questo Egli non dimentica la sua origine proprio perché, nell’obbedienza al Padre, fa riferimento ad un disegno preciso. L’esortazione di Gesù, riportata dal Vangelo odierno, può essere letta in due sensi. Da un lato, con Gesù, siamo invitati a scoprire dei rapporti umani diversi. Gesù stesso chiama al suo discepolato e ci invita ad una familiarità che non annulla i legami naturali ma li vuole porre nel suo amore. Tutta la nostra umanità ed i nostri affetti devono riferiti a Gesù perché possano realizzarsi compiutamente. Vi è però un altro aspetto che dobbiamo valutare.

Essere discepoli di Cristo, significa avere un rapporto basato su un affetto profondo e puro come può essere quello tra madre e figlio, tra fratelli e sorelle. Essere discepoli di Gesù non significa semplicemente appartenere ad una scuola accademica che insegna buone istruzione; significa essere in una vera palestra di vita dove contano i nostri rapporti personali. Come viviamo, allora i nostri rapporti personali e familiari? Sono caratterizzati dal rispetto e dall’amore che chiede Gesù? Come ci sentiamo discepoli di Cristo? Lo viviamo come vera appartenenza o come un semplice “titolo” che non ha valenza nella nostra vita? Sono domande che possono nascere dalla meditazione, nella preghiera, del Vangelo di oggi…