Marta, lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

PRIMA LETTURA: Gio 3,1-10

I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro.

SALMO: (Sal 129)

Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

«In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».  

Lc 10,38-42

Un inno allo Spirito Santo lo chiama «dolce ospite dell’anima». Anche Gesù fu ospitato da Marta che lo accolse nella sua casa mentre era in cammino. Dio bussa alla porta del nostro cuore in attesa che gliela apriamo in modo da essere accolto. Le due sorelle, Marta e Maria, incarnano due modelli di accoglienza. La prima si affanna e si preoccupa di tante cose ma sembra perdere di vista l’essenziale, mentre la seconda centra la sua attenzione sulla Parola di Dio.

A volte l’esperienza del servizio è l’occasione per autorealizzarsi e rischia di diventare un modo per affermare sé stesso. Colui che serviamo, con molto impegno e fatica, diventa il mezzo piuttosto che il fine della nostra azione. Prova ne è il fatto che Marta giunge a comandare a Gesù cosa deve dire, quasi ad esigere che l’ospite obbedisca alle sue indicazioni.

La sacralità dell’ospitalità è indicata dall’atteggiamento di Maria, che in silenzio ascolta la Parola di Gesù e si fa discepola. Il servizio autentico, quello fatto per amore, non parte dalla propria volontà, ma dalla ricerca, dalla scoperta e dall’adesione alla volontà di Dio. L’ascolto meditativo della Parola di Dio genera il discernimento che avviene non solo nel segreto della propria coscienza ma anche nell’ambito della comunità che tutta intera si pone in obbedienza alla Parola di Dio.

Il servizio di carità trova la sua inesauribile sorgente creativa nell’ascolto della Parola di Dio e senza di essa il nostro è solo attivismo sterile e inefficace che, invece di far conoscere e amare Gesù, produce tensione e lotte tra fratelli. Essi non sono tanto accomunati dal medesimo servizio, ma dall’unico ospite da servire, lo stesso che chiede di essere accolto, ascoltato e amato nei più poveri.