Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.
Farò di loro un solo popolo.
SALMO: (Ger 31,10-12b.13)
Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
«In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da sé stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».
Gv 11,45-56.
Oggi, in cammino verso Gerusalemme, Gesù sa di essere perseguitato, vigilato, sentenziato, perché quanto più grande e inedita è stata la Sua rivelazione –l’annuncio del Regno- più ampia e più chiara è stata la divisione e l’opposizione che ha trovato fra gli ascoltatori (cf. Gv 11,45-46).
I segni che compie Gesù non vengono percepiti da tutti allo stesso modo: alcuni abbracciano la fede in Gesù, altri vanno a denunciare Gesù al sinedrio, dove verrà condannato a morte. Quello che fa Gesù viene accolto in modo diverso dai vari testimoni.
Gesù non impone con violenza i suoi segni, ma aspetta che chi li osserva li accolga! I capi dei sacerdoti, i farisei e Caifa non si fanno interrogare dai segni di Gesù, non si mettono in discussione; anzi, lo condannano a morte perché “conviene che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera”.
Caifa mette a confronto la morte di un uomo (non preoccupandosi se fosse stato innocente o no) con l’eventuale rovina della nazione (e della sua posizione di potere). Gesù morirà davvero, ma per salvare tutte le donne e uomini, ebrei e pagani, di ogni nazione.
Le parole negative di Caifa, «E’ conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera!» (Gv 11,50), Gesù le assumerà positivamente per il compimento della nostra redenzione. Gesù, il Figlio Unigenito di Dio, sulla Croce muore per amore a tutti noi! Muore per realizzare il progetto del Padre, cioè «riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,52).
Ed è questa la meraviglia e la creatività del nostro Dio! Caifa, con la sua sentenza «È conveniente per voi che un solo uomo muoia…» non fa altro che, per odio, eliminare un idealista; invece, Dio Padre, all’inviare Suo Figlio, per amore verso di noi, fa qualcosa di meraviglioso: trasforma quella sentenza malevola in un atto d’amore redentore, perché per Iddio Padre, ogni uomo ha il valore di tutto il sangue sparso da Gesù Cristo!
I Giudei saliti prima della Pasqua a Gerusalemme si chiedono: «Non verrà alla festa?». La risposta da un’omelia di dom Matteo Ferrari: “Certo egli verrà, perché anche oggi Dio vuole rinnovare con noi la sua «alleanza di pace». Egli la rinnoverà in Gesù che verrà alla nostra festa: verrà in ogni gesto d’amore, in ogni spazio di gratuità, in ogni cosa vissuta come dono e non come possesso.
Allora egli verrà alla festa e trasformerà in danza ogni nostro lutto; trasfigurerà il nostro pianto in canti di gioia. Certo egli verrà alla festa e lo incontreremo a Gerusalemme sulla via del dolore e nel giardino nuovo della resurrezione, per vivere in lui quell’«alleanza di pace» che Dio vuole stringere con noi, radunando dai confini della terra tutti i suoi figli e le sue figlie dispersi.
Tra una settimana –nella solenne vigilia pasquale- canteremo il `Preconio Pasquale´ Attraverso questa meravigliosa preghiera, la Chiesa elogia il peccato originale. E non lo fa perché ignori la sua gravità, ma perché Dio, -nella Sua bontà infinita- ha realizzato `prodigi´ come risposta al peccato dell’uomo. Vuol dire che, di fronte al “dolore originale”, Lui ha risposto con l’Incarnazione, con l’immolazione personale e con l’istituzione dell’Eucaristia. Perciò la liturgia, il prossimo sabato canterà: «Che meraviglioso beneficio del tuo amore per noi! Che incomparabile tenerezza e carità! Oh felice colpa che ci fece meritare un sì grande Redentore!».
Voglia il Cielo che i nostri pensieri, parole e azioni, non siano di impedimento per la evangelizzazione, giacché da Cristo abbiamo ricevuto anche noi la missione di riunire i figli di Dio dispersi: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19).