Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.

PRIMA LETTURA: 1Cor 15,35-37.42-49

È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità.

SALMO: (Sal 55)

Camminerò davanti a Dio nella luce dei viventi.

Oppure:

Esulterò davanti a te, Signore, nella luce dei viventi.

 «In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano

e ascoltando non comprendano.

Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».

Lc 8,4-15.

Oggi, Gesù ci parla di un seminatore che «uscì a seminare il suo seme» (Lc 8,5) e quel seme era precisamente la «Parola di Dio». Però «i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono» (Lc 8,7).

Esiste una grande varietà di rovi. «Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione» (Lc 8,14).

Signore, per caso sono io, forse, il colpevole di avere preoccupazioni? – Vorrei non averne, però mi arrivano da tutte le parti! Non capisco perché devono privarmi della tua Parola, visto che non sono in peccato, non ho vizi ne difetti.

Il passo del Vangelo di oggi sembra voler spostare l’attenzione dal contenuto alla qualità dell’ascolto. Non è tanto importante che cosa dice la Parola, ma è innanzitutto importante capire in che modo la si accoglie, perché se la qualità dell’ascolto non è buona allora qualunque cosa quella Parola ci dice corre il rischio di essere sprecata.

L’immagine che Gesù usa è di un’immensa efficacia: <<Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. Un’ altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto>>.

I quattro tipi di ascolto che Gesù svela sono quattro rischi presenti nel cuore di ciascuno di noi. Innanzitutto, il rischio della superficialità che non ci fa dare mai davvero importanza alle cose che ci accadono e che ci vengono date. A volte, proprio a causa della superficialità roviniamo anche relazioni importanti e sprechiamo occasioni d’oro.

Il secondo tipo di ascolto è caratterizzato dai facili entusiasmi: funziona solo a patto che ci sia una spinta emotiva, ma finita l’emozione finisce anche l’idillio e quindi l’efficacia dell’ascolto. Il terzo tipo di ascolto è caratterizzato da quella mania del controllo che ci fa vivere costantemente preoccupati, affannati, ansiosi. La paranoia delle cose ci impedisce così di godere delle cose stesse e così finiamo per soffocare il bene. Finalmente poi c’è l’ascolto che funziona e che si manifesta come la capacità di accogliere, trattenere, far germogliare e portare frutto.

La grande differenza di quest’ultimo ascolto consiste nella capacità di avere pazienza, e di lasciare che un po’ alla volta quella Parola produca essa stessa un cambiamento. È il grande segreto della perseveranza, della fedeltà al seme. Quando c’è questa pazienza operosa alla fine accadono meraviglie.