Raddrizzate le vie del Signore.

PRIMA LETTURA: Is 40,1-5.9-11

Preparate la via al Signore.

SALMO: (Sal 84)

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

SECONDA LETTURA: 2Pt 3,8-14

Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.

«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Mc 1,1-8

Alla seconda tappa del cammino verso il Natale 2020, il vangelo di Marco di questo giorno ci pone all’inizio del cammino che l’evangelista ha fissato nel testo del suo racconto sulla vita di nostro Signore.

Marco non faceva parte del gruppo dei dodici apostoli di Gesù, ma dei “70 discepoli” inviati da Gesù a due a due per predicare la Buona Novella. Accompagnò San Paolo nel suo primo viaggio a Roma (cfr. Col 4, 10), e gli rimase vicino durante la sua prigionia nella città. In seguito divenne discepolo di San Pietro, la cui predicazione fu la base per la redazione del Vangelo che scrisse, considerato il più antico dei quattro.

Oggi leggiamo appunto l’inizio di questo vangelo. Un inizio indicato come la chiave di lettura di quanto il credente è chiamato a comprendere e che consiste nel riconosce in Gesù Cristo, il Figlio di Dio.

Marco si aggancia all’Antico Testamento citando l’autorevole personalità profeta Isaia. Costui parla, sette secoli prima della venuta di Cristo, di un messaggero che verrà a preparare la strada al Signore, come si può cogliere nel brano della prima lettura di questa seconda domenica di Avvento.

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio -. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: Ecco il vostro Dio!
La correlazione di questa voce citata da Isaia con la voce di Giovanni Battista è subito evidenziata nel testo del Vangelo. Leggiamo infatti:

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Ma si tratta di una voce che grida nel deserto ed invita a preparare la via del Signore e raddrizzare i suoi sentieri».

La figura emblematica di Giovanni è messa in evidenza anche con il dire che battezzava nel fiume Giordano e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Siccome era noto, conosciuto, apprezzato ed amato dalla gente, accorrevano a lui da tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme e ben volentieri si immergevano nelle acque purificatrici del fiume sacro ad Israele.

Parimenti è messo in risalto il fatto che Giovanni era un uomo forte, coraggioso, tutto di un pezzo che aveva improntato la sua vita sull’essenziale, a su ciò che conta davvero agli occhi di Dio. Vestiva poveramente con di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e faceva una vita penitenziale consumando come cibo quotidiano cavallette e miele selvatico.

Uomini di altri tempi, improponibili oggi ad una cultura, come la nostra, basata sul benessere e sul consumismo, del facile scoraggiamento, dell’inattività e passività.

Giovanni invece è tutto l’opposto di una mentalità materialistica e si concentra su uno stile penitenziale, molto adatto ed adeguato ad un Natale, a cui ci prepariamo, in questo difficile anno della pandemia.

Rispetto a Giovanni, che scelse di andare incontro a Cristo con la penitenza, il digiuno, il deserto e la privazione di ogni bene materiale, noi facciamo difficoltà ad accettare prove e privazioni, come quella attuale, che non dipendono da noi e non riguardano solo no.

Vorremo evitare tutto ciò che è sofferenza, rinuncia, dolore e morte. Ma la vita è fatta di bonacce e tempeste, di inverni e primavere, di caldo e freddo, di gioie e amarezze.

Giovanni Battista ci insegna a valorizzare ogni cosa della nostra vita, dando peso a quelle che contano davvero davanti a Dio. Ma il precursore non si limita soltanto al sacrificio, si impegna anche nell’evangelizzare e trasmettere agli altri la fede in Gesù Cristo. Proclama con insistenza che la venuta del Signore porterà la liberazione del mondo da ogni forma di schiavitù e asservimento morale al principe del male.

Dice, infatti, il Battista:

«Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

È indicato, così, il riferimento unico ed esclusivo della meta di ogni credente che è nostro Signore Gesù Cristo. Giovanni Battista propone anche un modo semplice per incontrare Gesù nel corso della nostra esistenza: liberarci dai tanti ostacoli che si frappongono tra noi e il Signore. Se riusciamo a fare subito tutto questo ci prepariamo a festeggiare un buon Natale anche quest’anno. E gli ostacoli hanno solo un nome: peccati. Dai peccati bisogna purificarsi per ricominciare a camminare liberi per incontrare Dio purificati nello spirito.

Da questo punto di vista in particolare un modello di vita per noi è Maria, che festeggeremo martedì prossimo, 8 dicembre, sotto il titolo dell’Immacolata concezione. Proprio lei che è stata preservata da ogni macchia di peccato possa sostenerci nel cammino della vera liberazione e purificazione in vista del Natale 2020 e dell’eternità.

In considerazione anche di questo annuale appuntamento con la solennità dell’Immacolata, ci venga in nostro aiuto spirituale quello che ci riferisce la seconda lettera di san Pietro apostolo, che non dobbiamo perdere di vista una precarietà del tempo, al punto tale che davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Da parte sua il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Quante volte pensiamo esattamente queste cose riguardo a Dio, anche in questo momento difficile per le sorti dell’umanità. In realtà Dio è magnanimo con tutti, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Siamo in avvento è la conversione è un fatto risaputo e scontato, ma non sempre è preso con serietà questo impegno di convertirsi e rinnovarsi. E se San Pietro paragona il giorno del Signore ad un ladro, ciò vuol dire che dobbiamo essere attenti e vigilanti.

In ragione di questi fatti che avverranno di certo, quale deve essere la nostra condotta? Deve essere basata sulla preghiera con il cuore aperto alle attese più belle che il giorno del Signore realizzerà. Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Di conseguenza nell’attesa di questi eventi, dobbiamo fare di tutto perché Dio ci trovi in pace, senza colpa e senza macchia. Ecco perché la Madonna Immacolata deve essere l’ispiratrice del nostro operare per la sua gloria e per la nostra santificazione.