Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
PRIMA LETTURA : Es 17,3-7
Dacci acqua da bere.
SALMO: (SAL 94)
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
SECONDA LETTURA: Rm 5,1-2.5-8
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito che ci è stato dato.
“In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere! ,tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: Io non ho marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42 Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».”
Gv 4,5-42
Questa terza domenica di Quaresima passerà nella storia
della fede cattolica dell’Italia come la prima domenica, dopo la seconda guerra
mondiale, durante la quale le messe si celebrano a porte chiuse.
Ci viene in aiuto per comprendere meglio questo momento e questa nostra storia,
proprio il vangelo di questa terza domenica di quaresima che porta alla nostra
attenzione la significativa figura della samaritana al pozzo di Giacobbe, dove
si reca per attingere l’acqua e dove, per una strana coincidenza del destino,
incontra Gesù, con il quale intessa un dialogo tra i più belli della storia del
cristianesimo e della storia dell’evoluzione il pensiero positivo verso una
creatura, come una donna, uguale agli uomini in dignità ed onore.
L’evangelista Giovanni in questo testo così particolareggiato del dialogo tra
Gesù e la Samaritana dà il meglio di se stesso di quella visione evangelica che
spazia dal profondo del cuore e del pensiero di ogni persona per giungere ad
una visione di fede a livello globale e coinvolgente di tutti gli animi umani e
le persone della terra.
Basta leggere con attenzione tutto il brano e prestare ascolto a quanto dice il
Signore alla donna che aveva avuto cinque mariti e in quel momento conviveva
con una persona che non era suo marito, per capire la lezione della vita, che
non riguarda la sola figura femminile, ma tutti i cristiani e gli uomini
sensibili ad un discorso di rinnovamento, rigenerazione e conversione.
Partiamo dalla cronaca di questo fatto accaduto e di cui
parla Giovanni nel suo Vangelo. È il primo atto di questa scena della vita di
Cristo.
“Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno
che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe”.
La descrizione del luogo è fatta con una precisione e dovizia di particolari.
Siamo a Sicar nella Samaria presso il pozzo di Giacobbe, al quale le donne
attingevano acqua per le necessità personali e familiari.
In questo posto Gesù vi giunge affaticato per il viaggio, oltre che assetato.
Visto il pozzo come ogni essere umano si ferma e si riposa.
Tra le altre cose è detto anche l’orario preciso di questo arrivo e cioè era
verso mezzogiorno.
Gesù voleva prendere l’acqua, ma non aveva oggetti per farlo. Normalmente era
un secchio.
In quel momento di relax giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Una
volta che la donna ha attinto l’acqua Gesù chiede a lei con carità «Dammi
da bere».
Inizia così una relazione verbale, una vera e propria comunicazione
interpersonale. Nel frattempo i discepoli erano andati in città a fare
provvista di cibi. Alla richiesta di Gesù, la donna risponde alquanto critica: «Come
mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
A parte il fatto che era proibito parlare con le donne, qui viene
precisato anche le motivazioni culturali e geografiche che erano alla base di
quei conflitti o pregiudizi che esistevano. I Giudei allora non avevano
rapporti con i Samaritani, possiamo dire che c’era un muro di divisione, un po’
come tanti altri muri alzati non solo in termini materiali, ma culturali e
sociali tra un popolo ed un altro. A questa osservazione Gesù risponde con un
discorso molto profondo da un punto di vista religioso e spirituale: «Se
tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu
avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Sulla espressione detta dal Signore, la donna ci scherza pure, e quasi quasi lo
deride pure: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove
prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre
Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo
bestiame?».
La lezione di Gesù su temi più alti che hanno attinenza con la
salvezza, la grazia e quanto di buono egli è venuto a portare anche a quella
donna è sintetizzata in queste bellissime parole: «Chiunque beve di
quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non
avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una
sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
Di fronte ad un discorso di sicurezza per il futuro, anzi di
alleggerimento della fatica corporale di andare ogni giorno ad attingere acqua,
la donna dice a Gesù: «Signore dammi quest’acqua, perché io non abbia più
sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Gesù non replica alla richiesta, ma entra nella vita di quella donna
che conosce da sempre come Figlio di Dio. Gesù le dice: «Va’ a chiamare
tuo marito e ritorna qui». M la donna è sincera e dice «Io non ho marito». E Gesù
apprezza questa sua sincerità «Hai detto bene: Io non ho marito. Infatti hai
avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto
il vero».
A questo punto la donna comprendere esattamente con chi ha a fare e gli
replica: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno
adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui
bisogna adorare».
E qui entra in gioco il Maestro Gesù che forma le coscienze, istruisce
nella verità ed indirizza verso la comprensione di ciò che davvero conta
davanti a Dio, nella nuova visione di fede che Cristo porta per tutti coloro
che vogliono vivere secondo il cuore di Dio: «Credimi, donna, viene l’ora
in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò
che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene
dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno
il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che
lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e
verità».
A questo punto la donna interviene nel dialogo con Gesù e dimostra di
avere anche lei un’adeguata conoscenza della sacra scrittura: «So che
deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni
cosa».
A questo punto Gesù si svela completamente a questa donna e dice della
sua identità, chi davvero Egli è «Sono io, che parlo con te quel Messia
che tutti aspettano».
Il secondo atto di questa bellissima scena di vita cristiana ed
ecclesiale è descritto da Giovanni facendo notare, che mentre Gesù sta parlando
giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna.
Però furono discreti e riservati, non si intromisero nel dialogo con Gesù. Lo
pensarono e per scriverlo, evidentemente, fu lo stesso Giovanni a pensarlo e
condividerlo con gli altri. Infatti nessuno dei discepoli ebbe il coraggio di
chiedere a Gesù: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli
con lei?».
Terzo atto di questa scena di umanità è la partenza della donna, l’arrivo in
città a raccontare quanto le era accaduto. Arrivata in città si fa messaggera
ed apostola del Cristo e disse loro: «Venite a vedere un uomo che mi ha
detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».
Quarto atto è la gente che corre verso Gesù. Infatti uscirono dalla
città e andavano da lui. Nel frattempo gli apostoli che erano andati a comprare
il necessario per alimentarsi dissero a Gesù «Rabbì, mangia». Ma
Gesù rispose parlando di altro cibo, non quello materiale: «Io ho da
mangiare un cibo che voi non conoscete». Non capirono nulla in quel
momento cosa Gesù volesse dire. Tanto è vero che fanno anche una battuta tra di
loro «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».
Gesù coglie l’occasione del mangiare per fare un discorso sul valore del cibo
spirituale che consiste nel fare la volontà di colui che lo ha mandato e di
compiere la sua opera. E nel suo ragionamento porta l’esempio della natura.
Ultima scena di questo quadretto di vita cittadina si svolge quando i
Samaritani giunsero da lui e lo pregarono di rimanere da loro. E Gesù rimase là
due giorni. Iniziarono le conversioni al punto tale che molti samaritani
credettero in Gesù per quel che diceva e non solo per quello che aveva riferito
la donna, infatti rivolgendosi alla donna, che non era uno stinco di santa, le
fanno osservare che «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma
perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore
del mondo». Dalla ignoranza di Cristo alla sua conoscenza e
all’adesione completa alla sua persona, senza altre mediazioni. Sta qui la
sintesi di tutto il vangelo della Samaritana che abbiamo ascoltato e commentato
e che possiamo esprimere nella preghiera con queste parole della colletta: “Dio
misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il
digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che
riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia”.
Questa preghiera assume un valore più grande in considerazione del momento che stiamo attraversando con la nuova pandemia da coronavirus. Siamo nelle stesse condizioni del popolo di Israele di cui ci parla il testo del libro dell’Esodo, nella prima lettura di oggi “In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”.
Quante critiche in questi giorni verso tutti per quello
che sta succedendo in Italia. La lamentela generale, che rivolgiamo anche a
Dio, senza renderci conto che siamo fragili creature che basta un virus
infettivo a destabilizzare e rende inutili per quel che siamo. Ma non bisogna
scoraggiarsi e come Mosè che chiede aiuto al cielo, anche noi facciamo qualcosa
per salvare il popolo italiano. Stare con le mani in mano e solo lamentarsi non
serve a nulla e certamente non risolvere questi ad altri problemi. Bisogna
scuotere la roccia, la freddezza del nostro cuore e della nostra vita per far
scaturire da noi l’amore che porta a salvare se stessi e gli altri. Ora più che
mai sappiamo che non possiamo salvarci da soli, ma insieme agli altri.
La consapevolezza di tutto questo ci viene dalla lettera di san Paolo apostolo
ai Romani, seconda lettura della parola di Dio di questa terza domenica di
Quaresima. Ci ricorda, infatti, l’apostolo l’essenzialità delle tre virtù
teologali, fede, speranza e carità, che ci aiutano a camminare nel tempo con lo
sguardo rivolto al cielo e che trova la motivazione più profonda nel mistero
della redenzione, operata da Cristo, offrendo la sua vita sulla croce per noi:
Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora
peccatori, Cristo è morto per noi.
A Cristo salvatore e redentore vogliamo fare costantemente riferimento in questi giorni di tristezza, ma di speranza e di luce che vediamo aprirsi davanti a noi con la risurrezione e con la nostra risurrezione anche da questo ora buia della nostra storia di oggi.