Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

PRIMA LETTURA: Sap 1,13-15; 2,23-24

Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.

SALMO: (Sal 29)

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

SECONDA LETTURA: 2Cor 8,7.9.13-15

La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.

«In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare».

Mc 5,21-24.35b-43

I due episodi riguardanti l’incontro di Gesù con Giairo, il capo della sinagoga, che assisteva impotente alla morte di sua figlia, e con una donna comune, innominata, che perdeva sangue da dodici anni, costituiscono un gioiello della letteratura evangelica e permettono di continuare il discorso iniziato con il libro della Sapienza. Un gioiello della letteratura biblica a motivo dell’incastro narrativo che tiene insieme i due racconti, ma soprattutto a motivo della forza vitale sprigionata dai due episodi.

Per dare più risalto all’opera di Gesù, Marco si dilunga a descrivere le due situazioni di morte. A proposito dell’emorroissa riporta non solo gli anni della sua patologia – quasi a sottolineare che la donna era destinata a una morte lenta ma inesorabile – ma anche l’impotenza umana di fronte alla malattia della donna e la sua disperazione nel constatare che tutti i suoi pochi beni diminuivano in proporzione inversa al suo miglioramento. A proposito della figlioletta di Giairo, dopo la notizia della sua morte e dell’arrivo di Gesù in casa, il narratore si sofferma sulle manifestazioni funebri, che accompagnavano sempre un evento così tragico, e sulle reazioni sarcastiche di fronte all’intenzione di Gesù di voler intraprendere qualcosa.

Nel cuore della morte, Marco pone la Parola di vita, che esce dalla bocca di Gesù. Alla donna dice: Va’ in pace, e sii guarita dalla tua malattia. E alla fanciulla comanda: Ragazza, svegliati!  Bisogna però sottolineare un altro elemento importante, senza il quale la comprensione dei racconti sarebbe monca. Prima della guarigione, alla donna emorroissa, Gesù dice: figlia la tua fede ti ha salvata! E anche a Giairo, lungo la strada verso casa dove giace ormai il corpo della figlia senza vita, Gesù raccomanda: non temere. Continua solo ad aver fede! È interessante che il verbo greco sottolinei la continuazione di un’azione già intrapresa: Giairo deve solo perseverare nella fede, nonostante la fine sia già arrivata.

Ma proprio qui è il messaggio centrale di Marco: la vita erompe tra le macerie della morte solo quando l’uomo è capace di avere fede, nonostante! Non è una fiducia magica e neppure una qualche credenza filosofica nell’immortalità dell’anima dopo la morte, che sorregge la speranza cristiana. Al tempo in cui fu scritto il Nuovo Testamento, la fede nell’immortalità dell’anima non era estranea al pensiero greco, ma non è questo il messaggio cristiano. Si tratta di altro: della relazione con Qualcuno che è venuto a condividere il limite e la sofferenza umana e, così facendo, ha fecondato il negativo della vita perché la morte non abbia l’ultima parola. Questa è la certezza cristiana: Dio non abbandonerà la vita nel sepolcro, né lascerà che il suo fedele veda la corruzione, ma gli indicherà il sentiero della vita, gioia piena nella Sua presenza (Sal 16).