Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

PRIMA LETTURA: At 4,1-12

In nessun altro c’è salvezza.

SALMO: (Sal 117)

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

Oppure:
Alleuia, alleulia, alleluia.

«In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.»

Gv 21,1-14

“Dopo questi fatti”. L’autore del quarto vangelo pone il racconto della manifestazione del Risorto sul mare di Tiberiade in diretta continuità con l’annuncio della tomba vuota e l’apparizione di Gesù risorto a Maria e ai discepoli. L’evento della Resurrezione irrompe nella quotidianità delle nostre vite.

Gesù risorto si manifesta per la terza volta ai discepoli nel contesto di una pesca miracolosa e di un pasto post-pasquale.

Abbiamo visto i discepoli chiusi in casa per la paura (cf. Gv 20,19), una condizione simile alla nostra, oggi; ora li ritroviamo sulle sponde del mare di Tiberiade, sono tornati a fare ciò che facevano prima di incontrare il Signore: erano infatti pescatori.

Tanti di noi in questi mesi desiderano poter tornare a fare il loro lavoro. L’evento della Resurrezione di Cristo è presente qui e oggi nella nostra quotidianità e ci chiede, in un momento di crisi della comunità, di sconvolgimento delle nostre vite, di minaccia al futuro incerto, di tornare agli inizi, alle origini.

Nella crisi, nel fallimento, nell’incapacità di vedere il futuro, ritornare all’inizio di una storia, di una vicenda d’amore, di una vocazione è un atto profondamente spirituale come ci ricordava anche papa Francesco, siamo rimandati alla “nostra Galilea” personale. Lungi dall’essere rievocazione nostalgica di un passato che non c’è più, tornare agli inizi significa riscoprire l’amore che ci ha sostenuti e guidati nei nostri primi passi per riconoscere che ancora oggi, nonostante i fallimenti e le cadute, le disillusioni che ciascuno di noi può sperimentare nella sua vita, quell’amore non è venuto meno, continua a voler alimentare la nostra speranza di futuro.

A chi appare il Risorto? L’autore del quarto vangelo descrive la scena nei dettagli e ci consegna i nomi dei discepoli presenti: è una comunità ferita, mancante.

Questi discepoli li abbiamo conosciuti per i loro slanci di fede, avendo più volte confessato la loro fede in Gesù, ma sono anche uomini del dubbio, del rinnegamento nell’ora della prova, delle pretese avanzate verso il Signore, come noi sono uomini che portano il peso delle loro contraddizioni, che pensano di poter fare da soli e sperimentano il fallimento, come già in passato (cf. Lc 5,4-10).

Gesù risorto appare a questi uomini così come è presente nelle nostre vite e ci chiede di riconoscere la nostra povertà: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” (Gv 21,25). Solo riconoscendo la povertà che ci abita possiamo sperimentare nella vita la potenza del Risorto.

Il Signore risorto ci dona una parola e ci chiede di ascoltarla, di osare un cammino diverso, di ricominciare per un’altra via avendo fiducia in quell’unica parola. Questo ascolto trasforma il nostro cuore. Come Maria al sepolcro (cf. Gv 20,16), come Pietro e il discepolo amato, ascoltando questa parola possiamo riconoscere la forza dell’amore di cui siamo amati, che ci è data per poter ricominciare oggi e sempre. Solo l’ascolto ci apre gli occhi per riconoscere il Risorto accanto a noi, solo l’ascolto dell’altro rende autenticamente fruttuosa la nostra fatica quotidiana.

Anche per noi oggi questa parola sia fonte di speranza, siamo chiamati a ricominciare, ma in modo altro, a riscoprire la comunione ricordando le origini e rinnovando le nostre relazioni comunitarie illuminate dalla presenza del Risorto in mezzo a noi. Egli conosce la nostra povertà, ci invita a mangiare e a condividere il frutto delle nostre fatiche che nelle sue mani diviene nutrimento della nostra comunione perché con spirito nuovo possiamo orientare lo sguardo al futuro sapendo che lui, il Risorto, è sempre con noi fino alla fine (cf. Mt 28,20).