Il Verbo si fece carne.

PRIMA LETTURA: 1Gv 2,12-17

Avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete la conoscenza.

SALMO: (Sal 95)

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

Oppure:

Tutti i confini della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio.

«In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato».

Gv 1,1-18.

 Oggi, è l’ultimo giorno dell’anno. Frequentemente una mescolanza di sentimenti –incluso contraddittori- sussurrano nei nostri cuori in questa data. È come una specie di rassegna, dei differenti momenti vissuti e di quelli che avremmo voluto vivere, che si facessero presenti nella nostra memoria. Il Vangelo di oggi può aiutarci a decantarli per poter cominciare il nuovo anno con rinnovato slancio.

Con la scelta liturgica di oggi siamo trasportati nel linguaggio giovanneo, proprio all’inizio del suo vangelo. Un prologo che raccoglie la riflessione della chiesa di Giovanni quasi alla fine del primo secolo cristiano.

La comunità dei discepoli di Gesù ha maturato la riflessione sulla propria esperienza e sulla propria fede, vive il tempo delle persecuzioni, vive la lontananza dalla terra di Israele, vive… è l’espressione di una chiesa che cammina nel tempo e nella storia, rileggendola alla luce dell’evento dell’incarnazione.

«Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». L’anelito profondo del cuore umano, espresso in tanti salmi e preghiere, si è realizzato: Dio ha mostrato il suo volto. Dio lo vediamo e ci è rivelato nell’esperienza umanissima di Gesù, il Verbo di Dio che si è fatto carne, si è fatto uno di noi.

Il farsi “carne” esprime tutta la grandezza degli esseri umani, ma anche tutta la loro fragilità, la loro mortalità. In questa carne umana assunta dal Verbo si mostra il progetto divino: in lui, infatti, «abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità».

Ma in questo testo solenne entra e si mostra anche il dramma del rifiuto umano: le tenebre non hanno accolto la luce vera che veniva nel mondo. Un rifiuto che è ancora una realtà. Siamo anche noi di fronte a una scelta di accoglienza o di rifiuto. Qui si esprime tutta la grandezza e la drammaticità della nostra libertà. Dio viene nel mondo, lasciando a noi la scelta di accoglierlo o rifiutarlo.

«Il Verbo era Dio (…) Tutto è stato fatto per mezzo di lui» (Gv 1,1.3). Al momento di fare il bilancio dell’anno, bisogna tener presente che ogni giorno vissuto è stato un dono ricevuto. Perciò, qualunque profitto ne abbiamo tratto, oggi dobbiamo dimostrare la nostra riconoscenza per ogni minuto dell’anno trascorso.

Ma il dono della vita non è completo. Restiamo bisognosi. Perciò il Vangelo di oggi apporta una parola speciale: «accogliere». «E il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). Accogliere lo stesso Dio! Dio, facendosi uomo, si mette alla portata di ognuno di noi. “Accogliere” significa aprirGli le nostre porte, permetterGli di entrare nelle nostre vite, nei nostri progetti, in quelle azioni che colmano i nostri giorni. Fino a che punto abbiamo accolto Dio e Gli abbiamo permesso di entrare in noi?

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Accogliere Gesù vuol dire lasciarsi questionare per Lui. Permettere che i suoi criteri illuminino sia i nostri pensieri più intimi, sia le nostre attività sociali e lavorative. Che le nostre attuazioni concordino con le Sue!

«La vita era la luce» (Gv 1,4). Ma la fede è qualcosa di più che dei criteri. È la nostra vita innestata nella Vita. Non è solo sforzo –che lo è-. È soprattutto dono e grazia. Vita ricevuta nel seno della Chiesa, specialmente per mezzo dei sacramenti. Che posto occupano nella mia vita cristiana?

«A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Tutto un progetto appassionante per l’anno che stiamo per cominciare!