Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.

PRIMA LETTURA: Sof 3,14-18

Re d’Israele è il Signore in mezzo a te.

Oppure:

                                Rm 12,9-16b

Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.

SALMO: (Is 12,2-6)

Grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

 «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua».

Lc 1,39-56

L’incontro tra le due madri si trasforma in una festa della fede in cui risuonano parole di lode cariche di riconoscenza e meraviglia. La voce di Maria risulta essere musica alle orecchie del bambino che danza nel grembo di Elisabetta.

La giovane di Nazaret, accogliendo nel suo cuore la Parola di Dio e mettendosi al suo servizio, si è fatta strumento dello Spirito Santo che la spinge a mettersi in viaggio e ad andare a trovare la sua anziana parente inaspettatamente incinta.

Lo Spirito Santo suggerisce iniziative di prossimità e di carità, come quella che Maria mette in campo, anche se con non pochi rischi. La sua voce non è solo quella di una giovane parente, ma Elisabetta, immensamente riconoscente al Signore per il dono della maternità così tanto desiderata, riconosce in essa l’inconfondibile timbro di Dio stesso.

Maria ed Elisabetta sono due profetesse della misericordia perché nei loro corpi è custodita e comunicata la promessa di Dio che si compie nei rispettivi figli. Entrambe hanno accolto l’annuncio della parola angelica e con umiltà si sono messe a disposizione del progetto divino. Ciascuna madre trasmette al proprio figlio la gioia di servire Dio con umiltà e purezza di spirito.

Non è ancora il tempo in cui il Battista e il Cristo facciano udire la loro voce, ma le rispettive madri anticipano la loro missione e ne diventano quasi le ispiratrici. Elisabetta benedice Maria perché riconosce in lei la presenza del Signore che ne ha fatto la sua prima dimora tra gli uomini.

Maria a sua volta benedice Dio perché riconosce sé stessa di essere strumento nelle mani di Dio per realizzare il suo progetto rivoluzionario di salvezza. Dio non si serve di personaggi illustri e titolati, ma di creature umili e semplici perché, essendo tali, sono meglio disposti a realizzare la sua volontà.

Che straordinaria bellezza trabocca dalle parole di Maria, questa creatura che sostiene su di sé il miracolo di un Dio che si dona.

Il pensiero di una persona che accetti di essere la carne attraverso cui il Creatore realizza un progetto di bene è per noi cosa tanto nota che ormai sembra quasi non riuscire a stupirci più, eppure in questo brano c’è tutta la meraviglia di una possibilità tanto grande.

Siamo chiamati a vedere le cose con occhi nuovi, come se questa grandezza fosse inedita, e ne apprendessimo la notizia per la prima volta attraverso le parole di gioia di questa donna così fondamentale per la nostra storia.

Un mistero la attraversa eppure la consapevolezza la sostiene. Il Principio di tutte le cose sceglie Lei per l’incarnazione e Lei è comunque ancora libera di decidere, di dire sì o di sottrarsi a questo disegno. La salvezza, come nel caso di Gesù, passa attraverso una disponibilità tutta umana, una libertà che sceglie di farsi vita.

«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono».

Queste parole si rinnovano ogni volta con la loro potenza ricca di semplicità. Maria ha il coraggio di dire le cose come stanno; grandi cose opera il Padre Onnipotente per mezzo di un essere umano, di una creatura, e attraverso di Lei Egli compie qualcosa al di sopra di qualsiasi altra, la cui misericordia si estenderà a tutti quelli che verranno, senza eccezioni.

Tutti la chiameranno beata per questo, per un dono tanto grande, una storia tanto smisurata. Ma anziché sentirsi schiacciata dalla responsabilità o dalle sorti dell’esistenza di tutti noi, Maria assume su di sé questo ruolo con la gioia vera di una persona che ama e che si sente in quest’amore massimamente realizzata.

Anche Lei come suo Figlio, è completamente consegnata in un dono, salvifico per tutti.