Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

PRIMA LETTURA: 1Cor 5,1-8

Togliete via il lievito vecchio. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!

SALMO: (Sal 5)

Guidami, Signore, nella tua giustizia.

«Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.

Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.

Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù».

Lc 6,6-11.

A volte dietro la scusa di non poter fare il bene nascondiamo il fatto di non volerci impegnare per gli altri. È paradossale che il sabato da giorno di libertà dalla schiavitù del male diventa quello in cui, nei fatti, si pretende di emanciparsi da Dio svincolandosi dalla responsabilità nei confronti dei fratelli.

Sabato, sinagoga, insegnamento del Maestro. La pericope di Luca si pone in continuità nella controversia con farisei e scribi che non accettano l’insegnamento di Gesù che lo identifica con il Messia tanto atteso.

La festa ha un valore terapeutico perché permette di mettere al centro non il valore della produzione, a cui l’uomo spesso è assoggettato, ma la persona stessa, anche se limitata dal suo peccato. Gesù ci insegna a non valutare le persone fermandoci a ciò di cui sono capaci e a quanto possono produrre ma a riconoscere in ciascuno l’immagine di Dio e, dunque, nei fratelli il riflesso di sé stessi.

Gesù da una parte svela i pensieri cattivi degli scribi e dei farisei e dall’altra fa uscire dall’anonimato l’uomo dalla mano destra paralizzata per renderlo protagonista dell’opera della salvezza che Lui è venuto ad attuare. Tutti sapevano che quell’uomo aveva un problema, ma nessuno si è preso cura di lui perché la sua identità non si sovrapponesse alla menomazione di cui era affetto.

Vittima dell’indifferenza l’uomo nella sinagoga era invisibile agli occhi degli uomini ma non a quelli di Gesù, che invece lo chiama al centro dell’assemblea e gli chiede di mostrare la parte malata del suo corpo. Così La Parola di Dio ci educa a non nascondere la parte malata di noi perché alla fine questo «segreto di pulcinella» non porta che a isolarci.

Al contrario, Dio ci chiama ad andare verso il centro della vita che è il suo cuore e, ascoltando e mettendo in pratica la sua parola, a essere protagonisti nel nostro riscatto. Salvare una vita significa rendere capace una persona di trasformare i suoi limiti in risorsa per il bene di tutti.

Il Nazareno si comporta da vero ebreo: il sabato si reca nel luogo deputato alla preghiera e là può insegnare; è un rabbino e come tutti i rabbini leggono e spiegano il testo. La presenza nella sinagoga di una persona colpita dalla paralisi è l’occasione sperata (magari preparata) per verificare il comportamento del Nazareno. È sotto osservazione: si comporterà come nella pericope di martedì scorso quando di sabato e in una sinagoga liberò un uomo dal demonio?

Il racconto di oggi conferma l’annuncio di salvezza per tutti e dovunque che il Risorto proclamò nel periodo della vita pubblica. Luca ci consegna una scena “forte”: Àlzati e mettiti qui in mezzo richiama all’importanza alla fede del malato che da seduto abbandona il passato è accetta l’invito a muoversi.

Pone nel Salvatore tutta la sua fiducia, e il Nazareno lo porrà al centro dell’attenzione di tutti. Degli scribi e dei farisei soprattutto. Di coloro, cioè, che rifiutano un messaggio di misericordia e di salvezza al di là dei rigorismi e delle chiusure. Di noi quando, rifiutando l’insegnamento del Signore, poniamo i nostri egoismi e le nostre convinzioni al di sopra della Parola vivente. Di chi non riconosce nel Verbo incarnato colui che porta al vero compimento la legge di Mosè.

Tutti dobbiamo “alzarci” allontanandoci dallo stile del mondo e affidandoci alla misericordia di Dio.