Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Laceratevi il cuore e non le vesti.
SALMO: (Sal 50)
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
SECONDA LETTURA: 2Cor 5,20-6,2
Riconciliatevi con Dio. Ecco ora il momento favorevole.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Mt 6,1-6.16-18.
Oggi, iniziamo il nostro itinerario verso la Pasqua, e il Vangelo ci ricorda i doveri fondamentali del cristiano, non solo come preparazione verso un tempo liturgico, ma come preparazione verso la Pasqua Eterna: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre che è nei cieli» (Mt 6,1). La giustizia, della quale parla Gesù, consiste nel vivere d’accordo ai principi evangelici, senza dimenticare che «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).
Il brano del Vangelo di Matteo indica un insegnamento fondamentale sulla sincerità e l’autenticità della nostra vita spirituale. Gesù mette in guardia contro l’ipocrisia e l’ostentazione delle pratiche religiose, invitandoci a vivere la nostra fede con umiltà e discrezione.
Gesù inizia con un avvertimento chiaro: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro”. Questo ci ricorda che le nostre azioni di giustizia e carità non devono essere compiute per ottenere l’approvazione o l’ammirazione degli altri, ma per amore di Dio e del prossimo. L’elemosina, la preghiera e il digiuno sono atti di devozione che devono nascere da un cuore sincero e rivolto a Dio.
Quando facciamo l’elemosina, Gesù ci invita a farlo nel segreto, senza cercare riconoscimenti. Questo gesto di carità deve essere un’espressione autentica del nostro amore per i poveri e i bisognosi, non un mezzo per ottenere lodi. La vera ricompensa non viene dagli uomini, ma dal Padre celeste che vede nel segreto e conosce le intenzioni del nostro cuore.
Allo stesso modo, la preghiera deve essere un dialogo intimo con Dio. Questo non significa che la preghiera comunitaria non sia importante, ma sottolinea l’importanza di una relazione personale e profonda con Dio, che va oltre le apparenze esteriori.
Il digiuno, infine, non deve essere un’occasione per mostrare agli altri la nostra austerità. Gesù ci chiede di digiunare con gioia e discrezione, profumandoci la testa e lavandoci il volto, affinché solo il Padre, che vede nel segreto, conosca il nostro sacrificio. Il digiuno è un atto di penitenza e di purificazione interiore, che ci avvicina a Dio e ci aiuta a crescere nella santità.
Viviamo la nostra fede con autenticità e umiltà, evitando ogni forma di ipocrisia e ostentazione. Le nostre pratiche religiose devono essere espressioni genuine del nostro amore per Dio e per il prossimo, compiute nel segreto del nostro cuore. Solo così possiamo sperare di ricevere la vera ricompensa, quella che viene dal Padre celeste, che vede nel segreto e conosce le intenzioni più profonde del nostro cuore. Che il Signore ci doni la grazia di vivere la nostra fede con autenticità e umiltà, per essere veri discepoli di Cristo.
La giustizia ci porta all’amore, espresso nell’elemosina e in opere di misericordia: «Mentre fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3). Non è che si debbano nascondere le opere buone, ma che non si deve pensare nella lode umana al compierle, né desiderare nessun altro bene. In altre parole, devo fare l’elemosina in modo tale che neppure io abbia l’impressione di star facendo qualcosa di buono che meriti una ricompensa da parte di Dio e lode da parte degli uomini.
Così papa Francesco nel suo Messaggio per questa Quaresima dice: “Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”.