Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
PRIMA LETTURA: 2Cor 11,18.21b-30
Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.
SALMO: (Sal 33)
l Signore libera i giusti da tutte le loro angosce.
Oppure:
Il Signore è con noi nell’ora della prova.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».
Mt 6,19-23.
Due messaggi vengono offerti oggi attraverso le parole di Gesù. Da una parte il Maestro rivolge l’invito a investire bene le risorse della vita perché essa non vada perduta. Dall’altra bisogna verificare i nostri desideri e cioè in quale direzione ci portano.
L’immagine dell’occhio come lucerna suggerisce il fatto che se cerchiamo il volto di Dio e ci lasciamo illuminare da Lui, allora tutta la vita è avvolta da una luminosità che la rende bella come quella dell’oro, simbolo della santità. San Pietro ricorda: «dovete splendere come astri nel cielo in mezzo ad una generazione degenere».
Il mondo in cui viviamo ci spingerebbe a essere egoisti e ricercare il piacere nella soddisfazione degli istinti. Questo tipo di logica crea competizione e aggressività al punto spesso di farci esclamare amaramente: «che brutto mondo!». In realtà il mondo è privo di colore, sapore, luminosità senza il nostro impegno a colorarlo con l’amore fraterno, a dargli sapore con la cura reciproca, a dargli luminosità portando Dio.
La sfida entusiasmante dell’uomo non è la gara a chi accumula beni materiali con avidità, ma a chi rende il mondo che abita migliore di come lo ha trovato. La vera ricchezza non consiste nel possedere cose che la morte trattiene e consuma, ma nel crescere nella relazione con Dio, il vero tesoro che nessuno può strapparci o può corrompere.
Quando tutto ciò che facciamo è finalizzato alla comunione con Dio e tra di noi costruiamo il mondo migliore che desideriamo, il regno di Dio di cui siamo principi.
Anche nel brano di oggi Matteo descrive Gesù come il Maestro che si occupa dei suoi discepoli insegnando loro la necessità di abbracciare uno stile di vita diverso da quello predicato dagli ipocriti e ben lontano da chi mira alla sola ricerca di un successo immediato.
Vivere le parole pronunciate dal Galileo comportava un abbandono di quelle certezze consuetudinarie, spesso legate anche ad una visione religiosa quale quella dei farisei e degli scribi, che il Signore, in gesti e parole, mostrerà debba essere portata a compimento. Ai discepoli venne chiesta una conversione, uno sguardo diverso, un modo di vivere la Parola che prima non era stata proposta.
La speranza cristiana, fondata sulla morte e resurrezione del Figlio di Dio, porta a vivere una stagione eterna. Quindi non un benessere terreno, al quale possiamo ambire tutti, ma qualcosa di definitivo e non vano, né illusorio.
Siamo chiamati, come lo furono i discepoli, a vivere la “povertà” di chi si riconosce incapace di conquistare da solo la vita eterna. Il nostro smarrimento ha portato il Padre misericordioso ad un gesto di amore enorme, consegnandoci il Figlio come Via da seguire. L’Emmanuele mostrò nella quotidianità come procedere. I veri tesori ai quali mirare rimandano ad entrare nel dinamismo ed accettare le beatitudini. Si tratta di un totale capovolgimento, che non conosce confini geografici né cronologici perché impone l’abbandono di quelle false certezze che pongono al centro solo se stessi.
Il Risorto invece ha mostrato come il più grande sia colui che si fa piccolo per gli altri. Il Signore ha indicato che l’incontro con Lui è quotidiano nella celebrazione eucaristica e nel riconoscerlo negli altri. Il Crocifisso ci consegna due passaggi: il primo passo è riconoscersi peccatori; quello successivo comprendere che amare è servire.