Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?

PRIMA LETTURA: Ger 26,1-9

Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.

SALMO: (Sal 68)

Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio.

«In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi».

Mt 13,54-58.

Oggi, come ieri, parlare di Dio a chi ci conosce da sempre è difficile. Nel caso di Gesù, san Giovanni Crisostomo dice: «Quelli di Nazareth lo ammirano, ma questa ammirazione non li porta a credere ma ad essere gelosi, è come se dicessero: ‘Perché lui e non io?’». Gesù conosceva bene quelli che, piuttosto che ascoltarlo, si scandalizzavano. Erano parenti, amici, vicini di casa che stimava, ma sono proprio loro quelli che non riceveranno il suo messaggio di salvezza.

Il pregiudizio è uno dei muri più difficili da abbattere. Gli abitanti di Nazaret non riescono a vedere Gesù per quello che è, perché sono prigionieri di ciò che credono di sapere di Lui: conoscono la sua famiglia, il suo lavoro, la sua storia. Pensano che il passato possa spiegare tutto e, così facendo, si chiudono alla novità di Dio.

Anche noi facciamo lo stesso. Etichettiamo una persona per i suoi errori, per la famiglia da cui proviene, per ciò che era ieri, e non le concediamo il diritto di cambiare. Ma il Vangelo ci insegna che nessuno coincide con il proprio passato: la grazia di Dio può trasformare ogni vita.

Il pregiudizio, però, può essere rivolto anche contro noi stessi. Quante volte ci ripetiamo: “Non sono capace, non cambierò mai, non sono all’altezza.” E così soffochiamo i doni che Dio ha seminato in noi.

Persino con Dio possiamo cadere nel pregiudizio: se una preghiera sembra non essere stata ascoltata o una delusione ci ha feriti, smettiamo di fidarci di Lui e ci chiudiamo alla sua azione.

Solo il discernimento, illuminato dallo Spirito Santo, ci permette di guardare il presente con occhi nuovi, senza essere prigionieri del passato. Chi vive di pregiudizi perde il meglio: non riconosce il bene che cresce negli altri, non scopre la bellezza che Dio ha posto in sé stesso e rischia perfino di non accorgersi dei prodigi che il Signore continua a compiere.

Non lasciare che il pregiudizio decida al posto del tuo cuore. Dio vede possibilità dove noi vediamo solo limiti.