Comandami di venire verso di te sulle acque.

PRIMA LETTURA: Ger 28,1-17

Ananìa, il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna.

SALMO: (Sal 118)

Insegnami, Signore, i tuoi decreti.

«[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti».

Mt 14,22-36.

Oggi, non vedremo Gesù dormendo nella barca mentre questa si affonda, né acquietando la tormenta con un’unica parola di ammonizione, suscitando così l’ammirazione dei discepoli (cf. Mt 8,22-23). Ma l’atto di oggi non è meno sconvolgente: tanto per i primi discepoli come per noi.

Gesù aveva costretto i discepoli a salire sulla barca e navigare per raggiungere l’altra sponda; aveva congedato tutta la gente dopo aver sfamato la moltitudine famelica ed era rimasto nella montagna Lui solo, profondamente immerso nell’orazione (cf. Mt 14,22-23). I discepoli, senza il Maestro, vanno avanti con difficoltà. Fu allora quando Gesù si avvicinò alla loro barca camminando sulle acque.

La parte più provocatoria di questo Vangelo è che Gesù è stato lui a mandare i discepoli nella tempesta. Non è stata una loro imprudenza. Il testo dice che li “costrinse” a salire sulla barca. Questo significa che anche quando siamo dentro una prova possiamo trovarci esattamente nel luogo in cui Dio ci ha chiesto di essere.

La tempesta non è il segno dell’assenza di Dio. È spesso il luogo in cui impariamo a riconoscere il suo volto.

I discepoli, però, quando Gesù arriva, non lo riconoscono. Lo scambiano per un fantasma. Ed è quello che facciamo anche noi: ci costruiamo un “fantasma di Dio”, un Dio che punisce, che pretende, che spaventa, che arriva solo per giudicare. Invece il primo messaggio del vero Dio è sempre lo stesso: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»

Poi c’è Pietro. Ha il coraggio di uscire dalla barca, ma affonda quando sposta lo sguardo da Gesù al vento. Le onde non lo fanno cadere: è la paura. La paura è il grande nemico della fede. Non distrugge Dio, ma lentamente spegne la nostra fiducia in Lui.

Eppure Gesù non rimprovera Pietro perché è affondato. Lo afferra per mano. Solo dopo gli domanda: «Perché hai dubitato?» Prima salva, poi educa. Così fa Dio con noi.

Come succederebbe a persone normali e sensate, i discepoli si spaventano al vederlo: gli uomini di solito non camminano sulle acque e, pertanto, credevano di star vedendo uno spettro. Sbagliavano: non era un’illusione, davanti a loro c’era proprio il Signore, che li invitava –come in tante altre occasioni- a non avere paura e a fidarsi di Lui per svelare in loro la fede. Questa fede si richiese, per primo, a Pietro, che disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque» (Mt 14,28). Con questa risposta, Pietro dimostrò che la fede consiste nell’obbedienza alla parola di Cristo: non disse «fai che cammini sulle acque», piuttosto voleva seguire quello che lo stesso e unico Signore le ordinasse per poter credere nella veracità delle parole del Maestro.

I suoi dubbi lo fecero vacillare nella incipiente fede, ma persuasero gli altri discepoli a confessare, presente il Maestro: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!» (Mt 14,33). «Il gruppo di quelli che erano già apostoli, pero ancora non credevano, poiché videro che le acque giocavano sotto i piedi del Signore e che nell’agitato movimento delle onde i passi del Signore erano sicuri, (…) credettero che Gesù era il vero Figlio di Dio, confessandolo in quanto tale (Sant’Ambrogio).

La domanda che questo Vangelo ci lascia è scomoda: che cosa sta guidando oggi la mia vita: la fede o la paura? Perché quando è la paura a decidere, restiamo chiusi nella barca. Quando invece ci fidiamo di Cristo, anche in mezzo alla tempesta possiamo camminare sull’acqua. Non perché siamo forti, ma perché la sua mano è sempre tesa verso di noi.

Quali tempeste ho attraversato pensando di essere solo…invece Dio era con me?  Quanto mi fido di Dio?