Presentazione delle candele per la corona di Avvento 2024
L’apertura del Giubileo 2025 è alle porte!
Papa Francesco ha suggerito di prepararci in modo speciale con la preghiera!
La riflessione sulla Liturgia della Parola vede quest‘anno porre in risalto la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, che cade nella seconda domenica di Avvento.
Le decorazioni stilizzate delle quattro candele, riprendono alcuni
temi della Bolla di indizione del Giubileo 2025, con l‘accento sulla speranza, il creato e il coinvolgimento personale che siamo chiamati a dare nel nostro tempo.
A noi l’invito a metterci in cammino come pellegrini!
I domenica
Ger 33,14-16 – Dal Sal 24 (25) – 1Ts 3,12-4,2 – Lc 21,25-28.34-36
Rit. A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.
La prima domenica c’invita ad avere uno sguardo lungo, a intraprendere le vie del Signore (cf. Sal 24), a risollevarci e alzare il capo (cf. Lc 21, 28) e ad “ancorarci” a Lui che ci viene presentato come “un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra” (Ger 33,15).
La decorazione, ispirata dal logo del Giubileo 2025, utilizza queste immagini: il germoglio, rappresentato dal tronco di edera (pianta sempreverde, simbolo di eternità, difficile da sradicare, con le sue radici infisse in terra che rappresentano l’unione tra vita terrena e divina; è anche simbolo della croce e della rinascita); l’umanità intera, come dal logo, con le quattro figure stilizzate che indicano l’umanità proveniente dai quattro angoli della terra. Le vediamo una abbracciata all’altra in segno di solidarietà e fratellanza, che devono accomunare i popoli. Si noterà che l’apri-fila è aggrappato alla croce: è il segno non solo della fede che abbraccia, ma anche della speranza che non può mai essere abbandonata perché ne abbiamo bisogno sempre e soprattutto nei momenti di maggiore necessità; le vie/sentieri, rappresentate in verde e oro per indicare le strade che il Signore apre nelle nostre vite, simboli anche del cammino da pellegrini che siamo invitati a compiere in questo anno giubilare. Papa Francesco afferma che “mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità.. ” (n°5); sulla scia di questo invito si apre il nuovo Avvento.
II domenica
Solennità
dell’Immacolata Concezione
Gn 3,9-15 – Dal Sal 97 (98) – Ef 1,3-6.11-12 – Lc 1, 26-38
Rit. Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
“In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1, 4).
In questa domenica dal sapore di grande festa, celebriamo l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. La decorazione mette al centro un’immagine di Maria stilizzata che accoglie l’annuncio dell’Arcangelo. Ella è collocata nella creazione che viene rigeneratadal suo “Fiat”. Alle sue spalle un ramo dell’albero di fichi, frequente nei testi biblici, è simbolo della pace messianica che scaturisce dalla fedeltà all’alleanza con Dio, e un ramo di melograno è simbolo di fecondità. “La speranza trova nella Madre di Dio la più alta testimone, in lei vediamo come la speranza non sia fatuo ottimismo, ma dono di grazia nel realismo della vita” (n°24).
III domenica
Sof 3,14-17 – Dal Is 12.1-6 – Fil 4,4-7 – Lc 3,10-18
Rit. Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.
Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto:
rallegratevi. Il Signore è vicino! (Cf. Fil 4,4.5)
Nella domenica Gaudete ci immergiamo nell’attesa della nascita del Salvatore e la decorazione ci offre un punto di vista inusuale: quello dall’alto. Sulla candela è rappresentato, in basso, il fiume Giordano; al centro Giovanni Battista che esorta le folle, i soldati e i pubblicani; in alto lo Spirito Santo. L’ evangelista Luca ritrae Giovanni Battista che accoglie l’umanità del tempo: folle indistinte, pubblicani e perfino soldati, una sola domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”. In tanti si mettevano in cammino verso il deserto per ascoltare il “profeta”, per ricevere il battesimo di conversione. Giovanni apre il loro sguardo e indica uno stile, come suggerisce anche Papa Francesco per l’anno giubilare: “saremo chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio” (n°10-15), ad essere coinvolti e non spettatori di ciò che avviene intorno a noi, ad esser pronti a ricevere colui che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,17). In questa domenica siamo esortati ad ancorarci maggiormente a Lui, a guardare al futuro con speranza, che equivale anche ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere (cf. n°9).
IV domenica
Mi 5,1-4a – Dal Sal 79 (80) – Eb 10,5-10 – Lc 1,39-45
Rit. Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
“Da te uscirà per me il Salvatore.
Egli stesso sarà la pace!” (cf. Mc 5)
“Un corpo invece mi hai preparato” (Eb 10, 5)
Con queste parole si è scelto di sintetizzare la liturgia di questa domenica. Infatti sulla candela è rappresentata la corsa di Maria che giunge quasi tra le braccia di Elisabetta che la accoglie: dal loro incontro nasce un’effusione di Spirito Santo e dalla bocca di Maria l’attestazione delle grandi opere che Dio sta realizzando a partire da un piccolo villaggio di Giuda, Betlemme (Mc 5,1). Anche in questa domenica abbiamo un punto di osservazione nuovo: quello dall’alto. Cambiare prospettiva ci fa scorgere nuovi aspetti, come se avessimo occhi nuovi pronti ad accogliere l’incontro con Gesù. “E la vita di Gesù si manifesta nella nostra vita di fede, che inizia con il Battesimo, si sviluppa nella docilità alla grazia di Dio ed è perciò animata dalla speranza, sempre rinnovata e resa incrollabile dall’azione dello Spirito Santo. È infatti lo Spirito Santo, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, a irradiare nei credenti la luce della speranza: Egli la tiene accesa come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino” (n°3).