Anche voi tenetevi pronti.

PRIMA LETTURA: Sap 18,6-9

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.

SALMO: (Sal 32)

Beato il popolo scelto dal Signore.

SECONDA LETTURA: Eb 11,1-2.8-19

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Lc 12,32-48.

Il Vangelo della XIX Domenica del Tempo Ordinario ci introduce nel tema del possedere e dell’avere.

Cosa significa vivere la vita in attesa?

Più volte il brano del vangelo riporta: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”.

La nostra vita è in attesa dell’incontro con Dio, quell’incontro che dà un senso a tutte le cose.
Più volte mi capita di riportare questo pensiero, in particolare al rito delle esequie.
La causa finale è il senso della causa iniziale.
Noi viviamo la nostra vita in direzione verso Cristo.
Non con la paura dell’inferno, come diceva Dostoevsky.
L’autore russo nel famoso romanzo dei “fratelli Karamazov” scriverà:” Padri e maestri, mi chiedo: “Che cos’è l’inferno?”. Ed è così che lo definisco: “La sofferenza di non poter più amare”.
La vita è un dono in cui ci mettiamo in gioco noi stessi.
Viviamo protesi verso Cristo per vivere così quella comunione unica.
“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.”Quel tesoro che è la fonte della salvezza solo nel Divino possiamo viverlo.
Il rapporto che si fa fra i due tesori, quello del mondo e quello del cielo: Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma “,ci aiuta a comprendere la fugacità di questo mondo e la certezza invece della vita eterna.
Ricordiamo la battuta di Papa Francesco:” Io non ho mai visto un camion da trasloco dietro un corteo funebre”.
Secondo me, l’errore più grave di oggi, la tentazione maggiore è quella che diceva Charles Baudelaire: ”Il più grande trucco che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che non esiste”.Far credere cioè che il paradiso, il passaggio all’altra parte avvenga senza un giudizio.
Tutti siamo santi, tutti siamo giusti, è la giustificazione al peccato :”ma ormai è così… ecc…”
Il vangelo di oggi si conclude con un passaggio che ci interroga nel profondo:” A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.
Noi siamo custodi e non proprietari della vita.
Viviamola intensamente, viviamola cioè come se fosse sempre oggi.
Bisogna osare ad essere santi.