Oggi si è compiuta questa Scrittura.

PRIMA LETTURA: 1Gv 4,19-5,4

Chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

SALMO: (Sal 71)

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

Oppure:

Benedetto il Signore che regna nella pace.

«In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi

e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca».

Lc 4,14-22a.

Oggi, ricordiamo che «chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1 Gv 4,21). Come possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo a chi vediamo, immagine di Dio? Dopo che san Pietro rinnegasse, Gesù chiese se lui lo amava: «Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo» (Gv 21,17), rispose. Come a Pietro, anche a noi Gesù domanda: «Tu mi ami?», e vogliamo risponderGli ora: «Tu sai tutto, Signore, tu sai che ti amo, nonostante le mie mancanze, ma aiutami a dimostrarlo, aiutami a scoprire i bisogni dei miei fratelli, a darmi veramente agli altri, ad accettarli così come sono, a valorarli».

La vocazione dell’uomo è l’amore, è vocazione a darsi, cercando la felicità degli altri, e quindi trovare la propria felicità. Come dice san Giovanni della Croce, «alla fine della sera saremo giudicati sull’ amore». Vale la pena farsi la domanda, alla fine della giornata, ogni giorno, in un breve esame di coscienza, come è andato questo amore, e concretizzare qualcosa a migliorare per il giorno successivo.

Il programma di vita di Gesù è riassunto nelle parole del profeta Isaia che proclama nella sinagoga di Nazaret dinanzi a una platea di parenti, amici e conoscenti: «Ora si è compiuta la parola che voi avete udito con i vostri orecchi». La Parola di Dio si compie quando chi l’ascolta e la proclama, l’accoglie con docilità e umiltà. Gesù sente rivolte a sé quelle parole profetiche: egli è il consacrato di Dio, colui che, “impregnato” di Spirito Santo, gli appartiene totalmente ed è perciò inviato agli uomini per evangelizzare.

Gesù, Figlio di Dio in mezzo ai figli degli uomini, povero tra i poveri, è la Parola di Dio che dona gioia ai miseri, luce ai ciechi, libertà agli schiavi, dignità agli oppressi, consolazione e speranza agli sfiduciati. Proprio perché si è fatto povero, Gesù si è lasciato plasmare dallo Spirito Santo che lo ha consacrato e lo ha inviato a evangelizzare. Le parole di grazia che escono dalle sue labbra non scaturiscono da una mente allenata allo studio sui testi ma dal suo cuore, che continuamente si esercita a cercare il volto di Dio.

La sapienza non è acquisita in aule accademiche e sugellata da titoli di studio, ma è attinta dalla vita di tutti i giorni, stando in mezzo alla gente e partecipando delle sue vicende tristi e liete, delle speranze e delle preoccupazioni dell’uomo comune.

Parimenti, il luogo in cui risuona il Vangelo, e ancora di più dove s’incarna nella storia, non sono le aule accademiche o i circoli in cui si parla di Dio senza incontrarlo. Il Vangelo risuona in quei templi resi sacri dal Signore che si fa vicino agli afflitti e visita chi è nel dolore. In questi santuari Dio giunge con la delicatezza della rugiada che ristora l’affaticato e della luce dell’alba che annuncia alla sentinella l’avvento di un nuovo giorno.

Tutti i luoghi di sofferenza sono visitati da Dio, ma non tutti lo accolgono. Prima di accogliere la salvezza bisogna accettarsi come bisognosi di salvezza, senza vergogna di riconoscersi mancanti, ciechi, schiavi e dipendenti dal male.

Se le aspettative mondane occupano tutto il posto del nostro cuore, non ci sarà spazio per la grazia di Dio. Gesù ci chiede di seguirlo nel suo cammino, perché insieme a Lui possiamo discernere la voce di Dio e quella del proprio io, per obbedire alla sua chiamata e disobbedire al richiamo della carne.

«Lo Spirito del Signore è sopra di me» (Lc 4,18), dirà Gesù, facendo suo il testo messianico. È lo Spirito dell’Amore che, così come fece del Messia «l’unto per portare la buona novella ai poveri» (cfr Lc 4,18), anche “riposa” su di noi e ci porta verso l’amore perfetto: come dice il Concilio Vaticano II, «tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità». Lo Spirito Santo ci trasformerà come fece con gli Apostoli, in modo da poter agire sotto la sua mozione, dandoci i frutti e così, portargli a tutti i cuori: «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22).