Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.
Non sarà tolto lo scettro da Giuda.
SALMO: (Sal 71)
Venga il tuo regno di giustizia e di pace.
«Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici».
Mt 1,1-17.
La genealogia di Gesù, che il vangelo di Matteo ci presenta all’inizio del suo scritto, potrebbe sembrare a noi, lettori di oggi, una pagina piuttosto arida; molti dei nomi riportati non ci sono familiari e la troviamo poco significativa.
Eppure è una pagina importante perché inserisce Gesù all’interno della storia biblica alla quale si riferiscono molti personaggi citati e lo colloca dentro la nostra umanità che è fatta di legami e generazioni. Un inserimento concreto e pieno nella vicenda umana non fatta solo di santità, ma anche di peccato e di incredulità.
San Matteo ci sta dicendo che Gesù è un uomo vero. Detto in altro modo, che Gesù—come ogni uomo e come ogni donna che arriva a questo mondo— non parte dal nulla, ma porta con sé una lunga storia. Questo vuol dire che l’Incarnazione, va presa sul serio, che quando Dio si fa uomo, lo fa con tutte le conseguenze. Egli figlio di Dio, al venire a questo mondo, assume anche un passato famigliare
In questa genealogia troviamo curiosamente, contro la tradizione, anche il nome di alcune donne. Donne che segnano la storia della salvezza che si snoda da Abramo a Davide, attraverso la deportazione a Babilonia e poi fino a Cristo.
Le donne ricordate sono: Tamar, Racab, Rut, quella che era stata la moglie di Uria (Betsabea) e infine Maria.
Proprio il ricordo di Maria segna una continuità a indicare l’inserimento nella storia umana, ma anche una significativa discontinuità, interrompendo il modo della narrazione. Per Maria infatti il testo dice: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo».
La sottolineatura che lega Maria da sola alla nascita di Gesù potrebbe essere una indicazione preziosa per la ricerca sulla verginità di Maria, per il suo concepimento per opera dello Spirto Santo. Sicuramente già nel vangelo di Matteo, che pure incentra la sua attenzione in particolare su Giuseppe, Maria assume un compito particolarmente forte, tanto che la incontreremo insieme a Gesù, quando i Magi arrivano a Betlemme e trovano il Bambino e sua madre: «E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono» (Mt 2, 11). Un episodio esclusivo del primo vangelo.