I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

PRIMA LETTURA: Ml 3,1-4

Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Oppure:

                                Eb 2,14-18

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

SALMO: (Sal 23)

Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui».

Lc 2,22-40.

Il Vangelo di oggi ci parla di Maria e Giuseppe che portano Gesù bambino al Tempio. Lo presentano nella dimora di Dio, secondo la Legge, per ricordare che la vita viene dal Signore.

A Simeone «lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore» (Lc 2,26), ed oggi, «mosso dallo Spirito», è salito al Tempio. Lui non è levita, né scriba, né dottore della Legge, è solo un povero uomo «giusto e pietoso che aspettava la consolazione d’Israele» (Lc 1,25). Ma lo Spirito soffia lì dove vuole (cf. Gv 3,8).

Adesso comprova con sorpresa che non c´é stata nessuna preparazione; non si vedono bandiere né ghirlande, né scudi da nessuna parte. Giuseppe e Maria attraversano lo spiazzo portando il Bambino tra le braccia. «Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria!» (Sal 24,7), canta il salmista.

Simeone si fa avanti, con le braccia tese per salutare la Madre, riceve il Bambino e benedice Dio dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32).

Simeone canta di gioia al prendere il piccolo Gesù fra le braccia: finalmente ecco la salvezza di Dio! Il bambino che Simeone prende tra le mani è la luce attesa da tutti, è presenza di Dio in mezzo al popolo, ma è anche segno di contraddizione perché siano svelati i segreti di molti cuori!

Di fronte a Gesù -che è la verità- non c’è un atteggiamento passivo. La salvezza che Egli porta non avviene in modo automatico: o la si accoglie in maniera libera e personale o la si rifiuta. Il bambino è segno di contraddizione, perché ci contraddice nelle nostre logiche mondane.

Quanti oggi vivono la “schizofrenia” della fede, professandosi cristiani ma agendo in modo completamente opposto. Gesù è contraddizione perché contraddice le nostre logiche, ci abbatte dai troni della nostra superbia per rialzarci nell’umiltà. Nella fede si passa per delle cadute. Nessuno di noi che non sia contraddetto dalla verità mentre vive nella menzogna può crescere. Cristo è segno di contraddizione perché non si conforma alle nostre logiche mondane del “così fanno tutti”.

Ogni cristiano che vuol seguire Cristo è chiamato prima ad essere contraddetto per poter divenire segno di contraddizione.

  • Segno di contraddizione quando si afferma la verità in posti dove alberga la menzogna.
  • Segno di contraddizione quando diciamo no a quanti ci propongono scorciatoie per raggiungere obbiettivi a discapito di altri.

«Gesù si rivela come il vero segno di Dio proprio prendendo su di sé l’opposizione a Dio fino all’opposizione della Croce. Noi tutti sappiamo quanto oggi Cristo sia segno di una contraddizione. Dio stesso viene visto come il limite della nostra libertà, un limite da eliminare affinché l’uomo possa essere totalmente sé stesso. Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell’uomo, al suo egoismo e alla sua superbia. Dio è amore. Ma l’amore può essere anche odiato, laddove esige che si esca da sé stessi per andare al di là di sé stessi» (Benedetto XVI).

Dice poi a Maria: «e anche a te una spada trafiggerà l’anima!» (Lc 2,35).