Il bambino cresceva pieno di sapienza.

PRIMA LETTURA: Gn 15,1-6; 21,1-3

Uno nato da te sarà tuo erede.

SALMO: (Sal 104)

Il Signore è fedele al suo patto.

SECONDA LETTURA: Eb 11,8.11-12.17-19

La fede di Abramo, di Sara e di Isacco.

«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui».

Lc 2,22-40

L’accento delle letture di oggi è posto sull’obbedienza della fede vissuta da Abramo e da Maria e Giuseppe. Abramo e Sara ricevettero una promessa da Dio, e poi furono provati in un modo molto severo. Abramo fu più volte sul punto di dubitare della veridicità della Parola di Dio, e anche dopo aver avuto la dimostrazione che per Dio nulla è impossibile, ancora gli fu chiesto un gesto che ha dell’inverosimile. Era sicuro che Dio gli aveva chiesto di offrirgli in sacrificio quell’unico figlio che gli era stato promesso e accordato nella vecchiaia: obbediente, compì tutti i passi necessari per realizzare questa offerta.

E l’obbedienza di Giuseppe e Maria alla Legge mosaica, obbedendo alla quale essi si recano al tempio di Gerusalemme, offre qualche suggerimento al modo con cui devono venire accolti oggi i nostri figli? La Parola di Dio è per noi correzione e purificazione, sapienza, consiglio e orientamento, è indice per una strada di salvezza dell’individuo e della società intera.

Oggi, celebriamo la festa della Sacra Famiglia. Il nostro sguardo si sposta dal centro del presepio –Gesù- per contemplare, vicini a Lui, Maria e Giuseppe. Il Figlio eterno del Padre passa dalla famiglia eterna, che è la Santissima Trinità, alla famiglia terrena, formata da Maria e da Giuseppe. Come deve essere importante la famiglia agli occhi di Dio, quando la prima cosa che procura a Suo Figlio è una Famiglia!

Il coniuge come va osservato? Sia Abramo che Giuseppe ci dicono: vediamo la sposa come strumento dell’amore di Dio, luogo dove si manifesta la sua tenerezza, la sua misericordia e onnipotenza. Sara e Maria ci dicono: godiamo della presenza dello sposo, soprattutto della fede con cui egli sostiene la nostra debolezza. Abramo e Sara si amano tenendo lo sguardo fisso su Dio, per fare la sua volontà. Giuseppe e Maria si amano offrendo il Figlio a Dio con tutto il cuore, impegnandosi a vivere per lui.

Simeone, che li incontra, li aiuta a vedere solo il Figlio, a non pensare a se stessi, anzi a offrirsi per portare con fortezza la sofferenza che un Figlio di Dio può seminare attorno a sè. Ci sarà senz’altro chi lo amerà e lo apprezzerà, come sta facendo lui in questo momento, ma anche chi lo farà oggetto di rifiuto e di odio. La sua sofferenza sarà condivisa dai genitori, pronti anche a questo.

Giovanni Paolo II, nella sua Carta apostolica, `Il Rosario della Vergine Maria´ ha nuovamente fatto risaltare l’importanza capitale che ha la famiglia, quale fondamento della Chiesa e della società umana, e ci ha chiesto di pregare per la famiglia e di recitare il Santo Rosario, per rivitalizzare questa istituzione. Se la famiglia va bene, la società e la Chiesa andranno bene.

Il Vangelo ci dice che il Bambino cresceva e si sviluppava, pieno di sapienza. Gesù trovò il calore di una famiglia che andava strutturandosi attraverso le reciproche relazioni d’amore! Quanto sarebbe bello e utile se ci sforzassimo giorno per giorno nello strutturare la nostra famiglia! Con lo spirito di servizio e di preghiera, con amore reciproco, con una grande capacità di comprendere e di perdonare. Potremo godere -come nella casa di Nazaret- il cielo e la terra! Costruire la famiglia è oggi uno dei compiti più urgenti. I genitori, come ricordava il Concilio Vaticano II, hanno un ruolo insostituibile: «E’ dovere dei genitori creare un ambiente di famiglia rinvigorito dall’amore, dal rispetto verso Dio e verso gli uomini, e di facilitare una educazione integra personale e sociale dei figli». Nella famiglia s’impara la cosa più importante: s’impara ad essere persone.

Infine, parlare della famiglia per i cristiani è parlare della Chiesa. L’evangelista san Luca ci dice che i genitori di Gesù Lo condussero a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Quell’offerta raffigurava l’offerta sacrificale al Padre, che ebbe come risultato la nascita dei cristiani. Riflettere su questa gioiosa realtà, ci aprirà ad una più grande fraternità e ci porterà ad amare ancora di più la Chiesa.