Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
PRIMA LETTURA: Ger 18,1-6
Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani.
SALMO: (Sal 145)
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là».
Mt 13,47-53
Gesù ci ha insegnato alcune delle sue più belle parabole, paragonando il regno dei cieli a un tesoro, a una perla e infine a una rete. Oggi vediamo quest’ultima immagine: “una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci”.
Gesù continua a spiegarci che cosa fare, come leggere la sua parola, come attualizzarla nella nostra vita. È normale che nella nostra vita ci siano momenti in cui la scelta tra il bene ed il male non sia semplice, questo non ci deve scoraggiare a scegliere sempre la via più facile, ma, anzi, ci deve far comprendere ancor più quanto può essere appagante una vita all’insegna della parola di Dio.
Sapere che stai facendo la cosa giusta non è, come dicono coloro che scelgono consapevolmente di sbagliare, assolutamente frustrante. La coscienza umana non è un’opzione, ma la consapevolezza delle nostre azioni, e se o non relazionata al cervello, non si può negare che l’istruzione e le cose che ci accadono sono in grado di influenzarla.
Questo non significa che non siamo in grado di riconoscere il bene dal male, ma alcune cose possono influenzare le nostre decisioni. La bellezza di vivere in piena coscienza è proprio quello di sapere ciò che è giusto ed essere in grado di vivere secondo le decisioni specifiche
Scegliere di vivere secondo la parola di Dio, non soltanto è enormemente gratificante, ma dà un senso di leggerezza che si può tranquillamente definire serenità. Io non sono un medico, né ne so molto di queste cose scientifiche, cerco solo di spiegare con parole semplici quello che provo.
Non è sempre facile, ma e sempre premiante e non genera confusione, perché si ha la netta sensazione che tutto quello che si vive, si vive in armonia con il resto del creato, e poco importa se una gran parte del mondo va nell’altro senso, perché si sa che si sta andando nel senso giusto. Spesso ci si blocca davanti al pensiero di non poter cambiare atteggiamento, di non piacere a Dio, di non potersi convertire perché si è sempre fatto così, ma si deve sempre cercare di andare oltre perché l’uomo può giudicarsi, può rettificare alcuni comportamenti, aggiustare certi percorsi e cambiare idea, perfino in barba ai suoi geni, e tutto per piacersi di più, per completare la sua trasformazione da uomo vecchio a uomo nuovo e vivere serenamente come ci insegna il Signore.
Nel regno c’è posto per tutti, così come papa Francesco ha più volte detto riferendosi alla Chiesa: nella Chiesa c’è spazio per tutti. Noi cristiani siamo chiamati a farci annunciatori—come abbiamo pregato all’inizio di questo momento—e ad accogliere tutti coloro che vogliono entrare nel regno e nella Chiesa, a prescindere dalla cultura, dall’etnia e dalla condizione sociale: il cristiano va incontro a tutti.
A volte però, nel nostro andare, potremmo essere colti da una grande tentazione, cioè il giudizio; anzi, è proprio il caso di parlare di pregiudizio: il nostro giudizio sugli uomini è sempre precoce, giunge sempre troppo presto.
Il giudizio spetta alla fine, spetta a Dio e ai suoi angeli; noi intanto siamo chiamati ad annunciare, a rivolgerci a tutti, avendo come scopo la pace e la felicità di coloro che incontriamo. Otterremo tutto questo amando quelli che incontriamo: daremo ascolto a chi vuole parlare, daremo consigli a chi vuole ascoltare, pregheremo per chi non ci vuole e ameremo chi ci odia.
Così facendo annunceremo il regno di Dio, dando a ciascuno qualcosa di diverso, a ciascuno il necessario, estraendo dal nostro forziere—cioè dal nostro cuore—sia cose nuove sia cose antiche.