La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
PRIMA LETTURA: Eb 3,7-14
Esortatevi a vicenda, finché dura questo oggi.
SALMO: (Sal 94)
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
«In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte».
Mc 1,40-45.
Oggi, nella prima lettura leggiamo: «Oggi, se udite la sua voce non indurite i vostri cuori» (Ebr 3,7-8). E lo ripetiamo insistentemente in risposta al Salmo 94. In questa breve citazione, si trovano due cose: un anelito e una avvertenza. Entrambe conviene non dimenticarle mai.
Durante il nostro tempo giornaliero di preghiera, desideriamo e chiediamo di ascoltare la voce del Signore. Ma, forse, con troppa frequenza, ci preoccupiamo di riempire questo tempo con parole che noi vogliamo dirGli, e non lasciamo tempo per ascoltare quello che il Buon Dio vuole comunicarci. Vegliamo, dunque, per aver cura del silenzio interiore che, – evitando le distrazioni e concentrando la nostra attenzione – ci apre uno spazio per accogliere gli affetti, ispirazioni… che il Signore, certamente, vuole suscitare nei nostri cuori.
Un rischio che non possiamo dimenticare, è il pericolo che il nostro cuore – con il passar del tempo – si indurisca. A volte i colpi della vita possono convertirci, incluso senza renderci conto, in una persona più diffidente, insensibile, pessimista, disperata… Bisogna chiedere al Signore che ci renda coscienti di questo nostro possibile deterioramento interno. La preghiera è la opportunità per dare uno sguardo sereno alla nostra vita e a tutte le circostanze che la circondano. Dobbiamo leggere i diversi avvenimenti alla luce del Vangelo, per scoprire in quali aspetti abbiamo bisogno di una autentica conversione.
Voglia il Cielo che la nostra conversione la chiediamo con la stessa fede e fiducia con cui il lebbroso si presentò davanti a Gesù: «In ginocchio gli diceva «Se vuoi, puoi curarmi!» (Mc 1,40). Lui è l’unico che può rendere possibile quello che, per noi stessi, risulterebbe impossibile. Lasciamo che Dio agisca con la Sua grazia in noi, perché il nostro cuore sia purificato e, docile alla Sua azione, giunga ad essere ogni giorno di più un cuore a immagine e somiglianza del cuore di Gesù. Lui, con fiducia, ci dice: «Lo voglio, sii purificato» (Mc 1,41).
Gesù guarisce un lebbroso. Sappiamo molto della questione dei lebbrosi al tempo di Gesù; come dovessero stare alla larga da tutti e come tutti dovessero stare alla larga da loro. Insomma, il prototipo della gente “di periferia”, esistenziale e pure fisica. Il lebbroso e Gesù sfidano, secondo i rispettivi ruoli, il precetto dato da Dio stesso a Mosè.
La legge antica non può però essere qui paragonata alla norma che consentiva al marito di ripudiare la moglie. In quel caso Gesù chiarisce che la possibilità del ripudio era stata data per la durezza del cuore. In questo caso la legge poteva certamente avere una motivazione di carattere “epidemiologico”, o comunque di buon senso alla luce delle scarse conoscenze mediche del tempo.
Gesù, pur non intendendo abrogare la legge antica, è tuttavia venuto a mostrarci come essa vada rivista alla luce di una regola più importante. E in presenza di leggi non compatibili, la legge più importante prevale. È in insegnamento decisivo anche per noi. Nell’antichità non esisteva distinzione, concettuale ma neppure pratica, fra ambito religioso e ambito civile.
Oggi, almeno nel mondo che è, o è stato, cristiano, la distinzione è invece consolidata. E allora può succedere che le leggi dello stato e quelle di Dio non vadano del tutto d’accordo. Ricordiamocene sempre, il tribunale degli uomini può assolverci o condannarci ma non ha l’ultima parola. L’ultima parola spetta al Re che separerà i capri dalle pecore secondo un’unica legge, non scritta in alcun codice civile o penale.