Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

PRIMA LETTURA: At 5,27-33

Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo.

SALMO: (Sal 33)

Ascolta, Signore, il grido del povero.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

 «Chi viene dall’alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».

Gv 3,31-36

Il Vangelo di ieri poneva l’accento sulla capacità di Gesù di salvare chi crede in lui. Il Vangelo odierno spiega che tale capacità deriva dalla cooperazione di tutta la Santa Trinità. Tutto parte dal Padre, che ama il Figlio e a dimostrazione del suo amore smisurato gli dà potere su tutto, e lo invia sulla terra. In più, Dio dona a Gesù la pienezza dello Spirito Santo; perciò, «mandando il Figlio, il Padre ci ha mandato un altro sé stesso» (Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni 14, 11).

Comincia così la missione di Cristo, che consiste nel dire «le parole di Dio»: in quanto Verbo di Dio, Gesù non può che riferire i pensieri del Padre, e per questo la sua testimonianza è degna di fede. «E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio» (1Gv 5, 11). «Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero», perché riconosce che «il non mentire è sempre congenito e inerente alla natura divina» (Cirillo, Commento al Vangelo di Giovanni 2, 3).

Infine, lo Spirito Santo è dato «senza misura» da Dio al Figlio, e allo stesso tempo dal Figlio a chi crede in lui, in modo che possiamo, noi creature terrene, conoscere la realtà che è al di sopra di tutto, ossia il Figlio amato dal Padre e pieno di Spirito Santo.

Qual è il nostro ruolo in tutto questo? Possiamo accettare che il Figlio, per mezzo dello Spirito Santo, realizzi il disegno di salvezza che il Padre ha «ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria» (1Cor 2, 7), oppure possiamo rifiutarne la testimonianza. In questo modo, però, l’ira di Dio «rimane» su di noi, perché restiamo vittime dei nostri peccati.

Oggi, il Vangelo ci invita a lasciar di essere “terrenali”, a smettere di essere uomini che solo parlano di cose mondane, per parlare e darci da fare come «chi viene dall’alto» (Gv 3,31), che è Gesù. In questo testo vediamo –ancora una volta- che nella radicalità del Vangelo non ci sono mezzi termini. È necessario che in tutti i momenti e in tutte le circostanze ci sforziamo per avere lo stesso pensiero di Dio, avere l’ambizione di sentire gli stessi sentimenti di Cristo, e aspiriamo guardare gli uomini e le circostanze con lo stesso sguardo del Verbo fatto uomo. Se agiamo come “chi viene dall’alto” scopriremo tutte le cose positive che continuamente succedono intorno a noi, perché l’amore di Dio è una continua azione in favore dell’uomo. Se veniamo dall’alto ameremo tutti quanti senza eccezioni, facendo della nostra vita un invito per gli altri a fare lo stesso.

«Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti» (Gv 3,31), per questo può servire ad ogni uomo e ad ogni donna giustamente in quello di cui ha bisogno; inoltre «attesta ciò che ha visto e udito» (Gv 3,32). E il suo servizio porta la marca della gratuità. Questa attitudine di servire senza sperare nulla in cambio, senza aspettare la risposta dell’altro, crea un ambiente profondamente umano e di rispetto alla libera scelta della persona; questa attitudine si contagia e gli altri si sentono liberamente mossi a rispondere ed agire della stessa forma.

Servizio e testimonianza vanno sempre insieme l’uno con l’altro, si identificano. Il nostro mondo ha bisogno di ciò che è autentico: che più autentico della parola di Dio? Che più autentico di colui che «dà lo Spirito senza misura» (Gv 3,34)? È per questo che «chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero» (Gv 3,33).

“Credere nel Figlio” significa avere vita eterna, significa che il giorno del Giudizio non pesa sul credente, perché è già stato giudicato e con un giudizio favorevole; al contrario «chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3,36) fino a che non creda.